Un botto violentissimo, tutti in strada in pigiama
I vicini sotto choc: qualcuno ha pensato a una scossa di terremoto Le urla degli anziani e il pianto dei bambini, nella via si è scatenato il panico
SASSARI. C'è chi ha pensato al crollo di una gigantesca impalcatura, chi a un'automobile saltata in aria a causa dell'ennesimo incendio doloso, chi addirittura a una scossa di terremoto. Ma c'è anche qualcuno che ha pensato soltanto a fuggire, a precipitarsi in strada con ancora indosso il pigiama, a mettersi al riparo senza star lì a riflettere su quanto stesse accadendo. Ieri mattina alle 7.10 nella via più multietnica della città la sveglia ha squillato in anticipo e in maniera impensabile: con una spaventosa esplosione all’interno di un appartamento. Un botto così violento da mandare in frantumi le finestre dei palazzi accanto, capace di far tremare gli scaffali dei negozi e di terrorizzare i bambini. Un istante dopo lo scoppio urla disperate, pianti, sirene, vigili del fuoco, forze dell'ordine, ambulanze. Panico totale, insomma.
Lo sa bene Gavina Oggiano, commessa della panetteria Spano, che al momento del boato aveva appena aperto i battenti e, con in braccio suo figlio di appena otto mesi, stava scambiando la solita battuta con l'addetto alla pulizia delle strade. «Mi trovavo ancora sull’ingresso del negozio - racconta -, mentre il netturbino stava passando lì di fronte come fa ogni mattina ed era diretto proprio verso il palazzo dove è avvenuta l’esplosione: quel nostro brevissimo saluto gli ha molto probabilmente evitato di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato». Uno dei primi a prestare soccorso alle persone coinvolte in questo episodio ancora tutto da comprendere è stato Stefano Sanna, un giovane che abita con i genitori all’angolo tra via La Marmora e via Rosello. A venti metri dalla casa saltata in aria. «Quando c’è stato il botto stavo facendo colazione. Sono andato alla finestra e ho visto le fiamme spuntare dall’isolato di fronte. Ho capito che non c’era tempo da perdere e dopo aver chiamato i soccorsi sono corso giù a dare una mano utilizzando gli estintori della Casa dello studente».
Già, perché proprio dirimpetto al numero 40/A, si trova un ostello dell’Ersu con trenta ospiti. Kawtar, una ragazza di origine marocchina iscritta al secondo anno di Lingue e Letterature straniere, quando il fragore ha invaso la strada dormiva ancora. «Mi sono spaventata moltissimo - ammette -, specie quando ho sentito le urla che arrivavano dalla via. Ricordo le grida disperate di una signora che chiamava il marito implorandogli di scendere, ma lui era rimasto intrappolato al terzo piano. Per fortuna poi lo hanno portato giù i vigili del fuoco. Sono ancora piuttosto scossa, credo che oggi salterò la lezione di Inglese». Come lei Elena, di Siniscola, al secondo anno di Scienze biologiche. «Anch’io dormivo e anch’io sono rimasta di sasso. Sono uscita dalla camera e ho visto i vicini che venivano a ripararsi da noi». Tanto che dopo pochi minuti la hall dell’ostello si è trasformata in un punto d’appoggio per i sanitari del 118.
Umberto Chessa, che vive con la moglie e due figli adolescenti nel palazzo accanto a quello dell’esplosione, conosceva la vittima Fulvio Leoni. «Avevamo rapporti di buon vicinato - dice -, era sempre ben vestito, lo vedevo ogni giorno andare e venire con uno zainetto sulle spalle, all’apparenza un tipo tranquillo, mai avrei immaginato che sarebbe stato capace di fare una cosa tanto assurda».
Mor Lo è un giovane senegalese che da sette anni abita con un amico in via La Marmora. I vetri delle sue finestre sono andati in frantumi. «Avevo appena terminato di pregare - rivela -, e quando ho sentito quel tremendo boato ho pensato che fosse crollato il tetto». Maria Giulia Mura, commessa, era in dormiveglia ma non ha avuto esitazioni: «Ho visto le fiamme e sono corsa giù per strada in pigiama».
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