Ciclone Cleopatra in sei vanno a processo
Anche i sindaci di Olbia e Arzachena sono stati rinviati a giudizio Tra gli imputati ci sono i dirigenti del Comune di Olbia e della Provincia
TEMPIO. La prima delle cinque inchieste penali aperte sulla tragica e disastrosa alluvione del 18 novembre 2013 si è chiusa ieri con il rinvio a giudizio di sei tra sindaci e funzionari comunali e provinciali. Le accuse parlano di disastro ambientale, mancata attivazione delle procedure d’allarme per le popolazioni e omicidio plurimo colposo. A risponderne, davanti al tribunale convocato per il 16 dicembre 2015 saranno il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli, il collega di Arzachena Alberto Ragnedda e i coimputati Antonello Zanda, Gabriella Palermo e Giuseppe Budroni, dipendenti comunali e responsabili di ambiente e protezione civile, oltre a Federico Ceruti Ferrarese, responsabile ambiente e protezione civile della ex provincia Tempio Olbia. In aula (assenti tutti gli imputati), è arrivato il capo della procura della Repubblica Domenico Fiordalisi, che ha affiancato il pm d’udienza Roberta Guido. Le conclusioni erano già state esposte da difensori, accusa e parti civili – nell’aula del tribunale di Tempio erano presenti, come sempre, i parenti delle dieci vittime dell’alluvione del ciclone Cleopatra – nell’udienza scorsa, a fine maggio. Una udienza nella quale i patrocinanti di parte civile sollecitarono la Procura a produrre il fascicolo processuale nel quale, oltre a una trentina di nomi ancora coperti dal segreto istruttorio, era inserito il sottofascicolo riguardante la archiviazione richiesta e disposta nei confronti di alcuni indagati, tra i quali l’ex presidente della Regione Ugo Cappellacci, l’ex direttore regionale della protezione civile Giorgiò Cicalò e l’ex assessore all’Ambiente Andrea Biancareddu.
Un faldone scomparso ma ricostruito, anche se in fotocopia, dalla Procura gallurese che ha depositato gli atti nell’ufficio del gup. Manca il decreto che disponeva le archiviazioni, documento ritenuto «non essenziale ai fini delle decisioni da intraprendere nell’odierno processo, che deve concludersi con un pronunciamento del magistrato nelle tre formule previste: l’assoluzione, l’astensione o il rinvio a giudizio degli odierni indagati» ha spiegato Domenico Fiordalisi. Il gup Vincenzo Cristiano ha chiuso la vicenda mandato davanti al tribunale tutti gli imputati. «Una sentenza che sta alla base di quanto da sempre abbiamo chiesto a nome dei nostri assistiti – hanno dichiarato i cassazionisti Mario Perticarà e Giampalo Murrighile, parti civili per conto dei familiari delle vittime dell’alluvione – ovvero una risposta di giustizia per coloro che hanno perso la vita in circostanze d’emergenza facilmente prevedibili». Il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, ha atteso in città l’esito dell’udienza. «Sono sicuro d’aver agito al meglio di quanto, per le situazioni d’emergenza venutesi a creare in quella giornata luttuosa per tanti concittadini, per l’amministrazione e per me personalmente, fu possibile fare. Sono convinto che i miei legali e io potremo, in sede dibattimentale, dimostrare la correttezza del mio operato. Trovo, in questo processo che affronto con serenità, un elemento oscuro nella certificata mancanza di un fascicolo che, mi auguro, possa essere esibito nella fase dibattimentale, davanti al collegio giudicante». Dello stesso tenore le dichiarazioni del sindaco di Arzachena, Alberto Ragnedda, che si dice «sereno ma rattristato dalle vittime innocenti causate dall’alluvione. Ho la coscienza a posto perché abbiamo agito impegnandoci al massimo delle nostre possibilità, stante l’emergenza di quelle drammatiche ore. Ripongo tuta la mia fiducia nella magistratura». I morti di quella tragica giornata furono 10: Anna Ragnedda di 83 anni, Francesco Mazzoccu, 37 e il figlioletto Enrico di 3 anni, Patrizia Corona di 42 anni e sua figlia Morgana di 2, e Maria Massa, 88 anni. Ad Arzachena, travolti dalla acqua nel seminterrato in cui abitavano, persero la vita i quattro componenti di una famiglia italo-brasiliana: Isael Passoni, 42 anni, Cleide Mara Rodriguez, 42, Weniston Passoni, 20 anni, e Laine Kellen Passoni, di 16. Per loro non c’è parte civile.
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