Indagine sul nubifragio acquisite nuove carte
Dopo il sopralluogo il procuratore Domenico Fiordalisi chiede altri documenti Al vaglio il Puc da approvare e i progetti di mitigazione idraulica della città
OLBIA. Il Puc, ancora da approvare, i progetti di intervento idraulico e tutela ambientale sul territorio previsti dal programma dell’autorità d’ambito e la catalogazione dei danni subìti dalla popolazione, dagli artigiani e dagli esercizi commerciali in città nell’ultima alluvione. È quanto è stato chiesto di acquisire agli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della Guardia Costiera e al nucleo ispettivo del comando dei vigili urbani di Olbia dal capo della procura della Repubblica Domenico Fiordalisi al termine del lungo sopralluogo in città. Una ispezione che il capo della Procura gallurese intende condurre personalmente avvalendosi della consulenza di tre tecnici (un geologo, un urbanista e un esperto in idraulica) che collaboreranno alla nuova indagine avviata dopo il diluvio annunciato. Lo spazio temporale che mette i punti fermi sulla nuova indagine parte dal 18 novembre 2013 – infausta giornata in cui il ciclone Cleopatra devastò e dissemino di morti mezza Gallura – e il 2 ottobre 2015, quando il ciclone Mediterraneo (ampiamente annunciato) ha fatto rivivere un terrificante déjà vu con ben tre ondate di piena che hanno allagato mezza città. Due anni scarsi nei quali si è parlato di prevenzione, si è progettato di tutto ma – come diceva una vecchia pubblicità di carosello – tutto è rimasto quasi come prima. Il carteggio intercorso tra amministrazione comunale e i vari uffici regionali, Enti e ministeri competenti è già al vaglio dei periti che si stanno occupando del caso, mentre le cartografie che prevedono i nuovi interventi di adeguamento idrologico e l’applicazione sul territorio del nuovo piano urbanistico comunale – il Puc ancora non approvato – saranno messi sotto il microscopio degli investigatori della Procura. C’è da capire, ai piani alti del palazzo di giustizia di Tempio, cosa sia stato fatto ma soprattutto quanto non è stato fatto per scongiurare un evento – quello dell’alluvione e dello straripamento dei canali che hanno allagato mezza città – che statisticamente ha la probabilità del 63 per cento, dunque altissima, che possa nuovamente accadere nei prossimi due anni. Dati sconvolgenti, quelli già in mano al capo della Procura, il quale ha chiesto ai suoi investigatori il massimo dell’impegno per poter avere, al più presto possibile, tutta la documentazione relativa ai piani di lottizzazione ed espansione urbanistica della città, degli interventi di tutela sotto il profilo idrologico (il piano Mancini) e la stima dei danni provocati dall’ultima inondazione. Nelle prossime ore tutti coloro che hanno subìto danni saranno convocati dalla polizia municipale che dovrà sentirli come persone informate sui fatti. Testimoni di un dramma vissuto e rivissuto nel giro di due anni per un fenomeno atmosferico che, statisticamente parlando, ha la possibilità di colpire la stessa zona due volte nell’arco di duecento anni. Ad Olbia questo evento naturale rischia di diventare annuale, se non si mette seriamente mano ai canali di scolmamento. (g.p.c.)
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