La Nuova Sardegna

Aiuti di Stato, un incubo L’appello della Sardegna

Nel dossier al Governo, la richiesta che l’Europa riconosca lo stato di insularità Ci sarebbero più deroghe nei contributi senza incorrere negli strali di Bruxelles

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CAGLIARI. Gli aiuti di Stato sono una bestemmia per l’Unione europea. La Sardegna è finita sul banco degli imputati già una decina di volte per alcuni finanziamenti sospetti. Fra agricoltura, turismo, trasporto marittimo e concessioni ad alcune multinazionali, spesso è stata sanzionata, con pesanti effetti collaterali (restituire i soldi) su chi quei contributi li aveva incassati. Serve un rimedio e potrebbe essere in uno dei capitoli del dossier Sardegna consegnato a maggio al presidente del Consiglio Matteo Renzi. La soluzione è questa: «Se l’Europa riconoscesse alla Sardegna lo svantaggio dell’insularità, potrebbe avere una deroga ai divieti sugli aiuti di Stato». La trattativa è in corso. La Regione ha chiesto al Governo un sostegno forte per «costruire quel percorso istituzionale destinato a compensare l’evidente handicap economico e sociale». È un percorso lungo e non sarà facile far rientrare l’isola nell’elenco delle regioni ultraperifiche, ora non c’è, che dall’Europa ricevono un occhio di riguardo proprio sugli incentivi alle imprese.

Gli ultimi casi . A Bruxelles sono intransigenti con chi viola la libera concorrenza: non ammettono finanziamenti pubblici che avvantaggino le aziende di uno Stato rispetto a quelle di un altro membro dell’Unione europea o anche provochino squlibri all’interno d i uno stesso Stato. Se la violazione è accertata, scattano le condanne, immediate e pesanti, con il colpevole obbligato a recuperare i finanziamenti bocciati come aiuti di Stato. Lo sanno purtroppo gli agricoltori sardi, costretti anni fa a restituire un bel po’ di contributi dichiarati fuorilegge dalla Direzione per la concorrenza europea fino a rimetterci persino le aziende. È lo stesso rischio che ora corrono una ventina di albergatori. Dopo aver incassato, alla fine degli anni novanta, diversi milioni per ingrandire gli hotel, in questi giorni potrebbero saltare tutti per ’aria. Sono loro le ultime vittime della mannaia di Bruxelles, che questa volta ha avuto gioco facile anche per i clamorosi errori commessi a suo tempo dalla politica e dai funzionari della Regione. Se gli albergatori non restituiranno 16,5 milioni ( secondo Federalberghi è il doppio) finiranno dritti nel tritacarne di Equitalia o dovranno portare i libri in Tribunale, perché quei soldi non ce li hanno più. Così ha deciso l’Europa e la Regione non può che adeguarsi, nonostante i tentativi in corso di alleggerire il peso delle multe inflitte a chi, suo malgrado, è all’inferno. Se la Sardegna non recupererà il finanziamento erogato 17 anni fa, sarà a sua volta multata. Comunque la si guardi, è un caso disperato.

La soluzione. Anche se nella vicenda degli hotel non sarebbe servita, la concorrenza sleale è stata commessa in Sardegna, il riconoscimento dell’insularità potrebbe evitare molti altri incidenti in futuro. Ma senza il sostegno del Governo sarà difficile ottenere l’ambito lasciapassare europeo.

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