Addio a «s'omine ischìdu»: in Sardegna è finita l'epoca dei Grandi Vecchi
Un lettore rievoca la figura del saggio che risolveva le controversie della comunità. E il professor Manlio Brigaglia risponde: oggi nessuno è più interessato ai consigli degli anziani
In Sardegna esiste ancora «s'omine ischìdu», il saggio capace di risolvere le controversie piccole e grandi di una comunità? O è soltanto un antico e caro ricordo?
In una lettera a Manlio Brigaglia (pubblicata sull'edizione cartacea della Nuova Sardegna nella rubrica «La parola ai lettori») è William Simula a rievocare questa figura, ormai presente solo nei racconti degli anziani. Rassegnata la risposta del Professore: oggi nessuno ha interesse ad ascoltare i consigli dei vecchi. E perciò nell'isola dei centenari i Grandi Vecchi non hanno più ragione di esistere.
- La lettera di William Simula
Compare regolarmente ancora oggi nei racconti degli anziani (con i quali discorro volentieri), relativi all'epoca contadina, la figura carismatica e rassicurante dell'uomo giusto e saggio, "s'omine ischìdu", il quale era investito, dalle parti di una controversia e dalla piccola comunità povera, del compito di decidere o di pronunciare con garbo pareri su delle questioni importanti o su delle cause di limitata entità economica.
Questi "saggi" erano considerati tali nei villaggi dell'isola (a Ossi è ancora vivo il ricordo del conciliatore tiu Bellia Donaera), anche perché rispetto al resto della popolazione, vittima della piaga dell'analfabetismo, erano capaci di leggere e scrivere perfettamente e per questo propensi, con la loro proverbiale empatia, ad aiutare e difendere i compaesani più umili e più deboli rimasti nell'ombra per troppo tempo.
- La risposta di Manlio Brigaglia
Forse quella che abbiamo conosciuto noi di una certa età è stata l'ultima generazione di questi Grandi Anziani. In Gallura ne è rimasta una tale nostalgia che è difficile parlare dei tempi d'un tempo senza riprendere il discorso su li rasgiunanti, quelli che Franco Fresi chiama "gli avvocati degli stazzi": uomini ischidos, appunto, che venivano chiamati a decidere su controversie anche difficili da sbrogliare, e che emettevano un verdetto assolutamente obbligante per chi aveva deciso di rivolgersi a loro.
In Barbagia esisteva anche una forma diversa e più drammatica di questo appello ai saggi della comunità: ed era s'accaramentu, il processo sotto l'albero, che sostituiva, precedendolo o anche spesso seguendolo, il processo penale della giustizia dello Stato.
Bellissimo mi pare il termine: accaramentu, come dire faccia-a-faccia, ognuno forte delle proprie ragioni e spalleggiato dalla comunità, la cui opinione spesso anticipava la sentenza dei giudici "popolari": per essere precisi bisogna aggiungere che più d'una volta questo non evitava la vendetta privata. Del resto, come si diceva in Gallura, "Colcia la banca undi no v'è balba bianca", povera la tavola (la famiglia) dove non c'è uno con la barba bianca.
Ma oggi chi si cura più dei vecchi? Chi li ascolta o ne chiede il consiglio? Già tanti anni fa un povero matto d'un cronicaio, a chi gli chiedeva che fare del vecchio sacerdote che li accudiva, rispondeva pronto. "A su fossu!". Dice che il nostro è il tempo del cambiamento: sicuri che sia in meglio?
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