La Nuova Sardegna

«La Roma dei Casamonica racconta l’Italia di oggi»

di Monica De Murtas
«La Roma dei Casamonica racconta l’Italia di oggi»

Il cronista di nera del quotidiano La Repubblica protagonista ieri della rassegna «Il sindaco Marino? Durante il suo mandato non è cambiato proprio niente»

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FLORINAS. Tra gli ospiti di Florinas in giallo Massimo Lugli giornalista, cronista di nera e autore di gialli di successo in cui realtà e fantasy si fondono in elemento unico. Nei suoi romanzi Lugli racconta con scrittura diretta, asciutta e realisticamente cruda il mondo che da quarant'anni frequenta quotidianamente come cronista di Paese Sera dal 1975 e Repubblica dal 1985. Da questa lunga esperienza di trincea metropolitana, in cui il mestiere diventa proprio: saper raccontare con chiarezza e nitore storie di violenza, morte e degrado nascono il saggio "Roma maledetta: cattivi, violenti e marginali metropolitani" (1998) e undici romanzi, tra cui «L'istinto del lupo», finalista al Premio Strega del 2009. Protagonista principale di molte di queste storie è Marco Corvino, indomito cronista di nera alter ego dello scrittore, che ritorna anche nell'ultimo successo di Lugli: «Nel mondo di mezzo. Il romanzo di mafia capitale».

Cintura nera di karate e istruttore di tai ki kung, l'autore pratica fin da bambino le arti marziali di cui parla spesso nei suoi romanzi. «Scrivere storie di fantasia – spiega – è sempre stata la mia fissa fin da ragazzino. Poi a 19 anni ho cominciato a fare il giornalista, mi sono buttato dentro questo lavoro che ancora amo alla follia e inizialmente ho un po’ ho lasciato da parte l'idea del libro per poi scoprire che quello che faccio: la nera è letteratura perché è vita quotidiana. Nella narrazione niente funziona meglio della realtà che nella sua imprevedibilità supera sempre di gran lunga la fantasia. Ogni cosa che ho scritto si ispira a fatti vissuti in prima persona. A volte mentre lavoro sento frasi, dialoghi così efficaci che me li segno subito nel taccuino e li riporto spesso testualmente nei miei libri».

Dall'inchiesta «Il nano di Termini» al romanzo «Mafia Capitale» che cosa è cambiato nel suo noir?

«La mia scrittura probabilmente si è evoluta in termini di patrimonio di conoscenza sul mondo che racconto. Noi giornalisti abbiamo la capacità di chiedere ciò che non sappiamo e io in questi anni ho fatto molte domande. Ho osservato e imparato per poi poter descrivere come fa ogni cronista. Ho visto tanti cadaveri, tante scene del delitto ancora calde, parlato con criminali, mafiosi, assassini. C'era però una cosa che dovevo descrivere in continuazione nei mie libri e non avevo mai visto, non avevo mai fatto soprattutto e l'ho dovuta imparare. Sono andato al poligono è ho imparato a sparare. Non puoi descrivere un delitto a mano armata e non saper sparare».

Come si muoverà la «Roma sotterranea» dopo Marino?

«Marino non ha messo in atto nessun cambiamento. L'inchiesta su “Mafia capitale” era già partita quando lui ha preso l'incarico e niente è andato avanti dal suo insediamento in poi. Speriamo ora in nuovi risvolti».

Casamonica, Tredicine: famiglie di Mafia di serie B o cosche che stanno facendo il grande salto?

«Ma che grande salto? Solo fesserie che nel grande fermento mediatico del funerale di Vittorio Casamonica in tanti hanno scritto e detto. Son quarant'anni che scrivo dei Casamonica, che nei miei romanzi si chiamano Villa Prete; credo di conoscerli abbastanza bene per poter dire che sono una mafia stanziale, individualista. Anche se negli ultimi anni si sono alleati coi casalesi non è cambiato niente nei loro assetti. I messaggi importanti la malavita li manda in altro modo, e la Mafia non tende a farsi notare o a sbandierare la sua potenza. Quindi sia chiaro che l'elicottero, i petali di rosa e tutto il resto non sono azioni fatte per rivendicare una crescita di autorità o potenza ma semplici atti di ostentazione di opulenza che fanno parte della loro tradizione gitana. Magari questa volta hanno inserito l'elicottero e la musica del “Padrino”, ma da sempre i loro funerali sono così. Mai però finora erano passati in televisione con così grande visibilità. Il fatto è che ad agosto ci sono poche notizie» .

A proposito di giornalismo che futuro vede per il giornalismo d'inchiesta nel nostro Paese?

«Grandi firme, star super pagate per lo più legate al mondo televisivo e un mondo di schiavi precari , sfruttati, costretti a zappare senza requie per due soldi e senza la minima speranza di un futuro. L'editoria non ha grande visibilità. Anche in questo caso parlo per esperienza scrivo da quarant’anni ogni giorno sui quotidiani ma la gente mi riconosce per strada solo ora che sono ospite nelle trasmissioni televisive».

Anche il mondo dell'editoria è a rischio con il quasi monopolio Mondadori?

«Ma non credo proprio, sono certo che l'anti trust non interverrà perché siamo davanti ad un passaggio inevitabile. L'editoria non è l'informazione per una casa editrice contano i numeri, le leggi del mercato non quelle della politica. Anche per le piccole realtà come la Newton Compton per cui scrivo e che resistono stoicamente nella tempesta credo ci sia ancora spazio. Ed infatti sono di nuovo al lavoro il mio prossimo romanzo sarà incentrato su una nuova droga la “super pill”, un incrocio tra l'estasi e il viagra. La storia? Inizierà con un bell’attacco e finirà con un pugno nello stomaco come ogni pezzo di cronaca che si rispetti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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