Protezione civile nella bufera I sindaci: «Serve più credibilità»
SASSARI. Chiusi gli ombrelli e ringraziato il cielo, ora a piovere sono le polemiche. Dopo il terzo “codice rosso” in meno di due settimane e la conseguente chiusura di scuole, uffici e mercati...
SASSARI. Chiusi gli ombrelli e ringraziato il cielo, ora a piovere sono le polemiche. Dopo il terzo “codice rosso” in meno di due settimane e la conseguente chiusura di scuole, uffici e mercati cittadini, per non parlare dell’annullamento o il rinvio di eventi culturali, i sindaci dell’isola iniziano a mugugnare. E a spazientirsi iniziano anche i dirigenti scolastici, che dall’avvio dell’anno - in alcune zone della Sardegna - hanno dovuto sbarrare gli ingressi delle scuole già cinque o sei volte. La parola più ricorrente in questi giorni, dopo ciclone, è scaricabarile. Il sospetto di alcuni amministratori è che il moltiplicarsi degli allarme meteo sia legato al timore di essere chiamati in causa in caso di disastri, come è accaduto per l’alluvione del 18 novembre di due anni fa.
«Di questo passo - polemizza il sindaco di Castelsardo Franco Cuccureddu - per completare le giornate previste dal calendario scolastico si dovranno far lezioni sino a fine agosto. Senza considerare il rischio che, i continui al lupo al lupo, portino i cittadini a non assumere più i corretti comportamenti di autoprotezione, quando realmente ci saranno rischi per la perdita di vite umane. In quindici giorni già per tre volte è stato dichiarato, dal neonato centro di coordinamento regionale della protezione civile, l'allerta rosso - continua Cuccureddu - quello che in America si dichiara per gli uragani di forza 5 tipo Katrina, che devastò New Orleans, causando 1.800 morti. Molti sindaci, sui quali si ribalta così la responsabilità, applicano il piano comunale di protezione civile e per non sbagliare chiudono tutto, probabilmente, aumentando i rischi per la popolazione. Credo sia necessario che gli allerta siano meglio ponderati e, soprattutto, mirati alle aree realmente a rischio alluvione - conclude il sindaco di Castelsardo - soprattutto se questa prassi serve solo a garantire chi gli allarmi li dichiara e a scaricare su altri le proprie responsabilità». Il sindaco di Alghero Mario Bruno chiede «se possibile, un livello più alto di attendibilità delle segnalazioni, per non abbassare mai la soglia di attenzione e di sottovalutazione, soprattutto nella popolazione che mai deve considerare gli avvisi un fatto di routine». Perché il rischio ora in effetti è che la Protezione Civile che ogni dieci giorni emette un bollettino d’allarme perda credibilità agli occhi della popolazione. «La Protezione Civile - continua Mario Bruno - svolge il suo prezioso lavoro sia a livello regionale che a livello locale e l'allerta meteo rappresenta un aiuto per le amministrazioni sarebbe quindi un errore emettere gli avvisi solo per far fronte a responsabilità, mentre occorre - conclude il sindaco di Alghero - assicurare sempre responsabilmente un alto livello di attendibilità della codifica dell'allerta. Tuttavia il Centro Operativo Comunale ha risposto sempre prontamente anche laddove la criticità, per fortuna, non è stata così elevata». Più morbido il pensiero del sindaco di Bortigiadas Emiliano Deiana: «Preferirò sempre aver sopravvalutato un allerta che averlo sottovalutato - afferma il primo cittadino - in Gallura è ancora troppo vivido il ricordo dei morti di Olbia di due anni fa. Allora abbiamo detto mai più. Ritengo sia impossibile avere previsioni precisissime e, personalmente e come sindaco, vivo la situazione di allerta come la possibilità che un dato evento possa verificarsi con una certa violenza - aggiunge - non come una certezza. Per quanto riguarda la chiusura delle scuole e degli uffici pubblici - conclude Deiana - io sono dell’avviso che meno si lascia alla discrezionalità del singolo sindaco e meglio è».
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