A Milano applausi per “Sa Missa” dei Bertas
Nella sala Verdi la musica liturgica riletta dall’ensemble e dal coro del Conservatorio di Sassari
MILANO. Che emozione sentire “Badde lontana” nella sala dove Arturo Toscanini ha tenuto il suo primo concerto del dopoguerra. La sala Verdi è stata per decenni il luogo in cui la Rai ha registrato i suoi concerti più importanti e prestigiosi. Un luogo magico con una acustica perfetta. E con timore ed emozione il gruppo dei Bertas, domenica sera, ha debuttato con la nuova edizione di “Sa Missa”, un progetto che nasce in collaborazione e co-produzione tra lo stesso conservatorio “Verdi” di Milano, il conservatorio di Sassari e la Associazione fra Artisti Bertas. “Sa Missa” nasce come una opera musicale che si propone di rileggere in chiave Etno-Pop / Classic, il testo liturgico in latino attraverso la composizione di 16 brani scritti dai Bertas e dal fondatore del gruppo, Antonio Costa.
Le atmosfere della “sardità musicale”, evocate con discrezione, si fondono con una vocalità che non nasconde le sue radici ora gregoriane, ora palestriniane, ora legate al melodramma. Un progetto che si è realizzato grazie a una serie di collaborazioni importanti, da quella con Antonio Oggiano, vice presidente del consiglio di amministrazione del conservatorio di Milano alle Vigne Surrau di Arzachena (che alla fine del concerto ha offerto un raffinato buffet con i vini della casa), a quella della Banca di Sassari, della presidenza del Consiglio regionale e il Comune di Sassari. In scena il Coro da Camera del Conservatorio “Canepa” di Sassari mirabilmente diretto da Clara Antoniciello ed il quartetto d'archi “Pod” (Piccola Orchestra d'Archi) diretto da Daniele Manca, con Davide Soddu e Davide Casu al violino, Paola Orani alla viola e Alessandro Dore al violoncello.
Il concerto si apre con il possente e corale “Cantare” e sfuma in uno struggente “Kyrie”, affidato alla malinconica voce solista di Mario Chessa. Poi esplode in una fiammata il “Gloria” che impegna incalzante tutto il complesso. Tutto il concerto è giocato dentro un affascinante reticolo sonoro dove prevale di volta in volta ora l'aspetto più intimo e religioso della preghiera, affidato alla voce angelicata di Enrica Virdis, o di Enzo Paba, ora il ritmo gioioso del rock e pop della canzone laica, giocata sulla sensuale voce sporca di blues di Maria Rosaria Soro. La scansione segue la successione della liturgia cattolica con punte di una straordinario impasto vocale di irresistibile spettacolarità come in “A Tie Laudamus”, “Segnor’e Deus”,”Ca Tue”, o in “Alleluia”, “Creo”, “Est Faladu dae su Ghelu”, e nella lirica “Ave Maria bella” e gli altri titoli. Ecco poi anche “Santu – Beneittu”, “Pane‘e sos Anghelos”, prima di “Anzone‘e Deus” che conclude il concerto. Dopo ogni brano applausi convinti e ovazione finale col pubblico in piedi anche dopo i due bis, “Badde lontana” e “Comò cheria”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
