Is Arenas, Contini e Lilliu: «Giudizio pubblico subito»
L’ex sindaco e l’assessore di Quartu vogliono dimostrare la propria innocenza Il pm Lussu: dieci a processo tra cui Cellino, un patteggiamento e tre abbreviati
CAGLIARI. L’ex sindaco di Quartu Mauro Contini e l’ex assessore ai lavori pubblici Stefano Lilliu sono d’accordo con il pm Enrico Lussu: accusati di concorso in peculato, tentato peculato e falso ideologico nel procedimento legato alla costruzione dello stadio di Is Arenas, vogliono il giudizio del tribunale e lo vogliono pubblico, perché la loro difesa sia trasparente e i due imputati possano dimostrare in un dibattimento aperto a tutti la loro estraneità ai fatti contestati. È un fatto clamoroso, certamente rarissimo nella storia giudiziaria sarda. Una scelta che mette tra l’altro Contini e Lilliu davanti al rischio di una condanna più pesante rispetto al giudizio abbreviato: «Abbiamo chiesto noi il rinvio a giudizio - ha confermato ai cronisti l’avvocato Luigi Concas, che difende Contini insieme ad Antonello Marotto, Lilliu è difeso da Roberto Nati – perché siamo convinti che il dibattimento pubblico ci darà la possibilità di dimostrare come i nostri clienti non abbiano commesso alcun reato».
Prima che gli avvocati comunicassero al gup Mauro Grandesso la loro inedita richiesta, era stato il pm Lussu a sollecitare il giudizio per dieci degli undici gli indagati, non prima di aver concordato il patteggiamento a due anni per l’ex dirigente del comune di Quartu Pierpaolo Gessa - accusato di due falsi ideologici, peculato tentato e consumato - difeso da Massimiliano Ravenna e Silvia Boggio, che ha confessato tutto ed è diventato il perno dell’accusa. Mentre l’amministratore e il geometra della ditta Andreoni Antonio Grussu e Giorgio Caria col direttore dei lavori Andrea Masala, difesi da Ravenna, Cesare Rombi e Alessandro Dedoni - falso, peculato tentato e peculato consumato - hanno chiesto l’abbreviato. Dovrebbero invece andare al giudizio ordinario insieme a Contini e Lilliu con gli stessi capi d’imputazione l’ex presidente del Cagliari calcio Massimo Cellino, difeso da Giovanni Cocco, il direttore operativo del cantiere Graziano Mossa - difeso da Concas - e il coordinatore della sicurezza Raffaele Perra. Rischiano il processo pubblico anche Marcello Vasapollo, committente dei lavori con Cellino difeso da Massimo Melis e il direttore dei lavori Giacomo Manca di Villahermosa, che devono rispondere di violazioni urbanistiche e paesaggistiche. La difesa di Cellino ha chiesto l’oblazione - vale a dire il pagamento di una somma - per estinguere la contravvenzione riferita all’inosservanza di un provvedimento dell’autorità: il 22 settembre 2012 incitò i tifosi del Cagliari a recarsi comunque allo stadio di Is Arenas dov’era in programma la partita contro la Roma malgrado il prefetto ne avesse ordinato la chiusura per ragioni di sicurezza.
Il 9 novembre il gip Grandesso scioglierà la riserva sul patteggiamento di Gessa e su alcune questioni sollevate dai legali. Quindi fisserà la data della prima udienza per il giudizio abbreviato e l’apertura del rito ordinario.
La clamorosa inchiesta giudiziaria prese l’avvio nell’autunno del 2012, quando in Procura arrivò un esposto su presunte violazioni paesaggistiche commesse coi lavori di ristrutturazione del vecchio campo sportivo di Is Arenas per farne uno stadio da serie A. Una cimice installata negli uffici del comune di Quartu rivelò agli uomini del commissario Ugo Calledda, del nucleo investigativo del Corpo Forestale, che in municipio si lavorava per dirottare parte dei 750 mila euro dei fondi Pia Is Arenas-Serpeddì destinati a lavori pubblici nell’area di Is Arenas su alcune strutture dello stadio, che in base al contratto dovevano essere tutte a carico del Cagliari calcio. Saltò fuori un presunto accordo tra il sindaco Contini, l’assessore Lilliu, il dirigente Gessa con la regia di Cellino e la partecipazione di altri tecnici che per l’accusa portò a impiegare una parte della somma nella realizzazione della recinzione dello stadio e di una cabina elettrica. Nel febbraio 2013 finirono in carcere Contini, Lilliu e Cellino, che hanno sempre negato qualsiasi tentativo di utilizzare impropriamente denaro pubblico.
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