Registrato il bimbo con 2 madri una delle mamme è sarda
Venuto alla luce a Barcellona da una donna campana sposata da luglio con una cagliaritana. Ora il Comune di Napoli ha trascritto il certificato di nascita riconoscendolo come cittadino italiano
SASSARI. Ha poco più di due mesi di vita ma ha già avuto la forza di frantumare il muro della burocrazia italiana e creare un precedente che aprirà nuove strade e opportunità a tanti bambini che si trovano nella sua stessa condizione. È la storia di un bimbo metà napoletano e metà sardo, nato i primi di agosto a Barcellona, dove vivono le sue giovani mamme, regolarmente sposate in Spagna dal 17 luglio. Sì, perché il protagonista di questa storia a lieto fine ha due mamme, due cognomi, un bellissimo sorriso e da qualche giorno un passaporto italiano, ottenuto grazie al certificato che il 30 settembre scorso l'Ufficio Stato Civile del comune di Napoli gli ha concesso, registrando l'atto di nascita spagnolo e riconoscendolo come cittadino italiano con due mamme. Una battaglia vinta, ma non è stato affatto semplice. Il suo è uno dei primissimi casi in Italia e - ora che il muro della burocrazia è crollato - certamente non sarà l’ultimo. Il riconoscimento è arrivato dopo due mesi di battaglie delle sue mamme. Due mesi in cui il piccolo ha vissuto a Barcellona da apolide, quasi da invisibile. Ma la rivoluzione sta anche nel certificato italiano. Sul suo documento di nascita c’è scritto infatti: madre, Daniela (madre biologica), padre, Marta.
Due donne. I moduli italiani non prevedono infatti la formula neutra “genitore” e così Marta è diventata il padre. «Ma va bene così, ora siamo soddisfatte - commenta Marta, cagliaritana trapiantata a Barcellona da sette anni - finalmente il nostro bambino potrà avere riconosciuti i suoi diritti». La strada per arrivare a questo traguardo non è stata una passeggiata. Il piccolo, che è nato fuori dall'Italia è, per la legge spagnola, comunque italiano perché nato da genitori italiani, dunque è all'Italia che bisogna richiedere i documenti del bambino. Ma sul suo atto di nascita non ci sono un nome maschile e uno femminile, poiché questa è una famiglia omogenitoriale. E l'Italia non ha una legge che tuteli le coppie dello stesso sesso, né i bambini nati in famiglie omogenitoriali. Per questo inizialmente il bimbo non viene registrato all'anagrafe del Comune di Napoli quando - tramite il consolato - arriva la richiesta. Uno scenario di fronte al quale Daniela e Marta non si perdono d'animo, portano la loro battaglia su Facebook e coinvolgono i media. Prima di rivolgersi alla Procura, il comune di Napoli accetta di trascrivere l’atto.
«L'Italia – afferma Marta – è carente per quanto riguarda la tutela dei diritti e dobbiamo ringraziare l'amministrazione comunale di Napoli e il sindaco de Magistris che in venti giorni ci ha consentito di poter registrare la nascita del nostro bambino così da potergli consentire di avere un documento d'identità». Un atto a cui ha fatto seguito anche l'ottenimento del passaporto «grazie - evidenzia Marta - al nostro avvocato Raffaele Melis che ci è stato vicino in tutto il percorso». Le due donne e il loro bambino sono arrivate a Napoli il 6 ottobre e sabato scorso hanno incontrato De Magistris. «Il sindaco – sottolinea Marta – ci ha detto che trascrivere l'atto di nascita di nostro figlio era un atto doveroso per garantirgli il diritto a esistere e ad avere dei genitori. Ora siamo finalmente sollevate».
Dalle due donne parte un appello alle istituzioni italiane affinché «la decisione presa a Napoli sia di esempio e consenta ad altre persone che vivono la nostra stessa situazione di riuscire a ottenere i diritti per i propri figli». A Natale Daniela e Marta torneranno a Napoli per far registrare all’anagrafe anche il loro matrimonio celebrato in Spagna, procedura consentita dal giugno 2014 a seguito di una direttiva del sindaco de Magistris.
«Prima di risolvere il problema avevamo scritto anche al comune di Cagliari - spiega Marta - ma non abbiamo avuto risposta. L’unica cosa che conta però d’ora in poi sarà la felicità del nostro bambino - aggiunge - le persone che ci vogliono bene sono felici per noi. Le critiche? Non ci interessano - conclude - capiamo che non tutti abbiamo le stesse informazioni e la stessa cultura. Abbiamo scelto di non leggere i commenti sui social, preferiamo dedicare il tempo al nostro bambino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
