La Nuova Sardegna

Dal “dieselgate” linfa alla green economy

di Umberto Aime
Dal “dieselgate” linfa alla green economy

L’ipotesi: investire i soldi della sanzione Volkswagen nelle regioni più virtuose, in pole position l’isola con i suoi progetti bio

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INVIATO A BRUXELLES. L'azzardo c'è tutto, ma la suggestione è tale che non raccontarla sarebbe un peccato. Della cascata di soldi che la Volkswagen dovrebbe pagare come penitenza per le sue furbate dentro i motori diesel, una parte potrebbe finire in Sardegna per finanziare la green economy. Una volta quantificati i danni commessi dai tedeschi, il processo è in corso, a dividere la super multa sarà la commissione dell'Unione Europea, che sui cambiamenti climatici è sempre più intransigente e non ha clemenza per chi trucca le carte. Bisognerà vedere come andrà a finire il dieselgate, nel frattempo l’agenda ambiente è sempre più fitta di scadenze.

Futuro green. La più vicina è Parigi fa 50 giorni, in cui le Nazioni a firmare l’annunciato patto per la salvezza della Terra saranno 150, erano state appena 35 a Kyoto, nel 1997. Se la consapevolezza ambientalista è cresciuta in fretta, a parte le barbarie commerciali di qualcuno, le Regioni d’Europa ora pretendono di essere più coinvolte nelle decisioni e nelle scelte. I progetti non possono essere calati dall'alto e imposti a scatola chiusa in periferia. «Ascoltateci», è la richiesta arrivata forte dal Comitato delle Regioni e delle Città d'Europa, nella giornata conclusiva dell’Open day di Bruxelles.

Il governatore. «Vogliamo partecipare con decisione alla lotta contro il cambiamento climatico», ha detto il governatore Francesco Pigliaru, in uno degli interventi a Bruxelles fra seduta plenaria e workshop. Da presidente della commissione sull'energia e l'ambiente, l’Eneve, ha sollecitato «l'avvio il più velocemente possibile di controlli a tappeto sulle emissioni di anidride carbonica» e anche la necessità della «trasmissione continua di dati sui rischi ambientali. Dati che non debbono essere solo nazionali, ma classificati regione per regione». Poi è arrivato il rilancio dell’Estonia e dell'Inghilterra: «Investiamo i soldi della sanzione alla Volkswagen nelle regioni che più arrancano nel contrastare l'emissione di Co2, l'anidride carbonica, nell'aria».

No al carbone. La Sardegna ha fatto molto negli ultimi cinque anni per e nei progetti verdi, la "black economy" sembra sempre più lontana. Adesso c'è quella green e delle città intelligenti, anche se poi nell'isola l'idea di riprendere a bruciare carbone ha nuovi azionisti. Senza riferimenti diretti su quanto potrebbe accadere nel Sulcis (dove si parla di produrre energia alla vecchia maniera), il commissario europeo Miguel Canete ha detto: «Non possiamo imporre un modello alle Nazioni, ma come governo dell'Europa noi diciamo no al ritorno del carbone». «Rischiamo di superare la soglia dei 4 gradi in più e sarebbe il peggiore evento dal protocollo di Kyoto in poi», ha detto il commissario Canete, oggi deciso nella guerra al carbon fossile ma mesi fa contestato da Greenpeace per le sue partecipazioni in almeno due società petrolifere. Ora che quelle azioni le ha trasferite ai familiari, lo spagnolo che fa parte del governo europeo guidato da Jean Claude Junker, ha dettato il percorso: «Rispetto al 10 anni fa le emissioni di Co2 sono certo diminuite, ma non basta ancora vogliano farle scendere ancora del 20 per cento nel 2020, dimezzarle entro il 2050, azzerarle nel 2060». «Il ruolo determinante – ha detto il presidente della Regione – debbono svolgerlo proprio i territori ».

Smuovere le coscienze. Ci sono ancora molti cittadini da educare al risparmio e anche diverse aziende da convincere che continuare a saccheggiare l’ambiente è solo un inganno. Ma alla fine tutti pagheremo il «conto più salato» ed è «quello che ci presenterà la natura», ha detto il presidente del Comitato delle Regioni Markku Markkula. Mentre Pigliaru ha concluso la missione a Bruxelles da economista: «Se c’è una cosa che l’Europa ha capito è questa: la frontiera del nuovo sviluppo sostenibile è nella green economy. Anche la Sardegna deve credere in questa sfida: vale molti posti di lavoro».

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