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Il tecnico sequestrato in Libia I familiari: «Tre mesi d’angoscia»

di Silvia Sanna
Il tecnico sequestrato in Libia I familiari: «Tre mesi d’angoscia»

Parla Stefano, il figlio del meccanico di Capoterra Fausto Piano: «Dal 19 luglio viviamo in un incubo» I contatti continui con la Farnesina: «Ci dicono di restare tranquilli ma è davvero molto difficile»

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SASSARI. Suo padre è sparito nel deserto libico il 19 luglio scorso. Una sera calda d’estate in un paese allo sbando, teatro di scontri feroci, dove Fausto Piano, 61 anni, si trovava da qualche mese. Meccanico, lavora per la Bonatti, società di costruzioni di Parma. Con lui, nelle mani dei sequestratori, anche tre colleghi, tutti dipendenti della stessa azienda. Fausto Piano era rientrato in Africa da poco, dopo avere trascorso qualche giorno di riposo a casa, nella sua Capoterra, nella casa in via Carbonia che divide con la moglie Isabella. Poi era ripartito per la Libia, per riprendere il lavoro interrotto. E proprio nel suo ufficio andava insieme ai colleghi, il 19 luglio. «Quella sera per noi è iniziato un incubo. Non sappiamo che fine abbia fatto mio padre, dove sia, come lo stiano trattando». Stefano, 37 anni, è uno dei tre figli di Fausto Piano. Racconta come si fa a vivere sospesi, in equilibrio tra la speranza e l’ansia che ti divora.

Il silenzio. «Non sappiamo nulla. Sul rapimento c’è un riserbo assoluto. Ma da parte della Farnesina abbiamo la garanzia che il governo sta lavorando per la liberazione di papà e dei suoi colleghi», dice Stefano. Che spiega come nella casa di via Carbonia, dove la mamma Isabella è rimasta sola in attesa del rientro del marito, il telefono squilli quasi freneticamente. Una o due chiamate al giorno, da Capoterra a Roma o viceversa, per sapere se ci sono novità e per dire che «la situazione è sotto controllo, per ribadirci che dobbiamo stare tranquilli e avere pazienza», dice Stefano. Al telefono dal suo ufficio – a Capoterra è titolare di un’attività di autoricambi – il figlio del meccanico rapito in Libia dice che lui, la madre e gli altri fratelli (Giovanni di 39 anni e Maura di 25) stanno cercando, a fatica, di andare avanti. «Mia madre non sta bene, il tempo passa e la preoccupazione aumenta». Isabella è abituata ai frequenti viaggi di lavoro del marito che negli anni l’hanno portato a trascorrere lunghi periodi in Africa, in Congo e in Gambia oltre che in Libia. Scenari complessi, nei quali Fausto si muoveva con estrema cautela. Pochi giorni prima del rapimento era assolutamente consapevole di camminare su un terreno minato, a causa dell’opposizione violentissima delle milizie ribelli al governo di Tobruk. Ma né lui né i suoi familiari avrebbero mai immaginato che potesse essere coinvolto in un agguato.

Le rassicurazioni. Stefano Piano spiega che è la madre Isabella a tenere i rapporti con il ministero degli Esteri. «Parla spessissimo con diverse persone – racconta – c’è un vero e proprio pool impegnato a risolvere il caso, con l’obiettivo di riportare in Italia sani e salvi papà e i colleghi. A noi dicono pochissimo, ma le loro parole ci fanno ben sperare. Ripetono di stare tranquilli, questo fa supporre che mio padre stia bene, che sappiano quali sono le sue condizioni. Ma a farci sperare c’è anche il fatto che gli ostaggi in mano ai terroristi stanno tutti tornando a casa – continua Stefano –, pochi giorni fa è stato liberato anche il prete sequestrato cinque mesi fa». Si tratta di padre Jacques Murad, il prete cattolico siriano rapito dall’Isis nel centro del Paese. Il sacerdote era stato sequestrato a maggio, in seguito alla conquista, da parte degli jihadisti, di Qaryatayn, la cittadina mista cristiano-sunnita dove viveva come priore dell’antico monastero di Mar Elian.

La solidarietà. Non è mai mancata, assicura Stefano. Nonostante il rapimento del padre abbia fatto e stia facendo meno clamore di altri avvenuti in passato, come quello di Rossella Urru, la cooperante di Samugheo sequestrata nel deserto algerino nell’ottobre 2011 e liberata in Mali nove mesi dopo. «La gente ci sta accanto, la comunità di Capoterra aspetta con trepidazione il ritorno di mio padre ed è vicina a mia madre in questo momento difficilissimo della sua vita». Il primo agosto tutto il paese aveva partecipato a una fiaccolata, non è escluso che presto vengano organizzate altre iniziative per tenere alta l’attenzione sulla scomparsa di Fausto. Con un orecchio sempre verso il telefono, in attesa della chiamata che restituirà il sorriso perduto a una famiglia in attesa.

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