E i lavoratori in bilico vanno in piazza
Scioperi e assemblee in tutta l’isola. In crisi per l’assenza di fondi anche enti ed associazioni culturali
SASSARI. C’è tutto un mondo che sta a guardare quel che succede in consiglio regionale. Un microcosmo formato da circa 2mila lavoratori, una manciata di società in house, enti, associazioni culturali e ricreative. Tutti, in diverso modo e misura, dipendono dalle Province. Ci sono i dipendenti in primo piano, naturalmente. Quelli che, secondo i progetti, un domani diventeranno dipendenti delle future Unioni dei Comuni o della stessa Regione. Una parte almeno, perché una quota resterà in carico delle vecchie Province, quelle che rimarranno in piedi svuotate della maggior parte delle funzioni. Ma su tutto questo, considerato l’iter difficilissimo attraversato dalla bozza della riforma, c’è grande incertezza. Nel frattempo, gli enti intermedi commissariati fanno i conti con bilanci svuotate e risorse agli sgoccioli. Non ci sono più soldi in cassa: non bastano per assicurare gli stipendi ai dipendenti diretti e a quelli delle società partecipate, figuriamoci se è possibile, in una situazione simile, garantire supporto al mondo della cultura o dell’associazionismo. Così, mentre a Sassari i dipendenti della Multiss, società in house, vanno ancora in assemblea, a Oristano la Provincia avvia i prepensionamenti: in cantiere 50 uscite dal 2017. Intanto a Nuoro il consorzio Satta, che tiene in piedi il sistema bibliotecario, denuncia il rischio di essere cancellata. Mentre a Olbia il parco fluviale del Padrongianos, area di 33 ettari dedicata ad attività ludiche e culturali, ha chiuso i battenti a febbraio. L’ex Provincia non ha i soldi per garantire la gestione. E lo spazio verde muore, mentre i politici litigano. (si. sa.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google