Immagini per calpestare la guerra
Da domani al Murats di Samugheo una mostra di tappeti dall’Afghanistan
SAMUGHEO. Al Murats (Museo unico regionale dell’arte tessile sarda) domani alle 18 si inaugura una mostra che parla di una delle zone più martoriare della terra descritta attraverso la tessitura dei tappeti.
Saranno esposti 65 “tappeti di guerra” provenienti dall’Afghanistan, prodotti a partire dal 1979, a seguito dell’invasione sovietica. Da allora il popolo afghano, cancellato il ricordo delle aperture e delle riforme degli anni Settanta, vive in una situazione di guerra perpetua. Questa guerra, alla quale il mondo guarda a fasi alterne, è narrata nelle trame e nei nodi dei tappeti tradizionali che divengono di volta in volta strumenti di propaganda, di celebrazione, di resistenza e di descrizione di tragici scenari quotidiani. Realizzati tradizionalmente dai maestri annodatori a uso domestico, i tappeti rappresentano la memoria collettiva e l’arte dei diversi gruppi etnici checompongono la popolazione dell’Afghanistan. Colori, segni e folclori diversi si mescolano e diventano manifesti per il proselitismo, iconografie celebrative, ostentazioni di potenza e, per i soldati stranieri, cimeli o souvenir di guerra.
Tragicamente la narrazione della guerra si intreccia con la tradizione artistica. Dai primi tappeti, nei quali elicotteri e scene di violenza convivono con motivi ornamentali e iconografie tradizionali, si giunge in breve alla produzione quasi esclusiva di racconti bellici, anche in seguito all’incoraggiamento dei mujaheddin che vedono nei tappeti una forma di protesta e di propaganda. Disegni di bambini e simboli che parlano di una quotidianità fatta di armi e guerra, di una condizione che è ormai diventata “abituale” tale da essere considerata paradossalmente qualcosa di normale. Una mostra in cui la denuncia viene espressa attraverso il gesto di calpestare i simboli che portano povertà e condizioni sociali infelici. La tessitura è un’arte che ha accompagnato l’uomo nella storia della sua evoluzione, prima come mero strumento per la produzione di manufatti utili per migliorare la sua vita e, in seguito, come elementi che potessero trasmettere concetti sociali e culturali. Se in un primo momento il tessuto era privo di elementi decorativi col passare del tempo è stato arricchito di simbologie che parlavano delle persone e delle comunità che li realizzavano. Questi innesti sono diventati sempre più complessi e identitari fino a divenire parti rappresentative della società afghana.
La mostra è frutto della collaborazione tra il museo Murats, la Banca di Sassari e la Coooper Action Onlus.
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