Ora per Sanjust arriva l’imputazione di truffa
CAGLIARI. Condannato lo scorso 14 luglio a tre anni di reclusione in abbreviato perché riconosciuto colpevole di peculato aggravato, l’ex consigliere regionale del centrodestra Carlo Sanjust dovrà...
CAGLIARI. Condannato lo scorso 14 luglio a tre anni di reclusione in abbreviato perché riconosciuto colpevole di peculato aggravato, l’ex consigliere regionale del centrodestra Carlo Sanjust dovrà tornare davanti al pm Marco Cocco che per lui aveva chiesto al giudice una pena più alta di otto mesi. L’appuntamento indicato nell’invito a comparire notificato una settimana fa all’ex onorevole del Pdl è per il 20 ottobre, quando Sanjust dovrà rispondere all’accusa di truffa aggravata. Non si tratta di una nuova contestazione e non c’è alcun riferimento a fatti diversi da quelli ricostruiti dalla Procura nel procedimento che riguarda l’esponente del centrodestra cagliaritano, coinvolto anche l’ex presidente del gruppo Mario Diana: è stato il gup Ornella Anedda a imporre nel dispositivo la rilettura di uno dei fatti contestati come peculato aggravato, modificandolo in un’imputazione meno grave: quella di truffa. Se infatti la sentenza - contro la quale i difensori Carlo Amat e Francesco Marongiu ricorreranno in appello - ha confermato in primo giudizio la vicenda ormai nota del banchetto nuziale con trecento invitati pagato per l’accusa con 24 mila euro del gruppo consiliare Pdl, infliggendo all’imputato anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, il giudice ha stabilito che i convegni fasulli organizzati dalla società Idealmente, pagati con 27 mila euro e dichiarati da Sanjust per giustificare spese, non rientrano nell’imputazione di concorso in peculato perché dal 23 marzo 2011 al 31 luglio 2012 il presidente del gruppo non era più Mario Diana – per l’accusa suo complice nell’uso illegale dei fondi - ma Pietro Pittalis, che non sapeva nulla di quelle attività e l’ha detto chiaramente nel corso di diversi interrogatori. La conseguenza è che il capo d’imputazione deve tener conto di questa circostanza e va modificato: non più peculato in concorso con Diana - che viene processato a parte, col rito immediato - ma truffa aggravata, che prevede una pena di molto inferiore e di conseguenza ha tempi di prescrizione più brevi. Gli atti, per decisione del giudice, sono tornati all’ufficio del pm Cocco perché contesti l’imputazione a Sanjust. Ed è quanto il magistrato dell’accusa ha fatto, seguendo le norme della procedura penale: un nuovo invito a comparire dove quegli stessi fatti vengono riconsiderati sulla base di una nuova qualificazione giuridica, fatti sui quali Sanjust, se lo vorrà, potrà opporre la sua linea di difesa. Che dovrebbe essere questa: parte dei convegni “fantasma” si sono in realtà svolti regolarmente, altri sarebbero stati allestiti più avanti e per questo i soldi necessari a finanziarne le spese erano stati accantonati da Sanjust, che a questo scopo aveva incassato la propria quota di fondi: 2500 euro al mese.
Un’eventuale nuova condanna per truffa, se confermate nei successivi gradi di giudizio, rappresenterebbe per Sanjust il rischio di tornare in carcere: una pena superiore ai tre anni non può infatti essere coperta dalla sospensione condizionale e dagli altri benefici previsti dalla legge, come l’affidamento in prova.
Nello stesso giudizio abbreviato erano stati condannati a due anni e quattro mesi a Onorio Petrini (Pdl) mentre l'imprenditore Riccardo Cogoni, l'uomo delle fatture di comodo, aveva patteggiato un anno e otto mesi. Se per i due politici ci sarà certamente un secondo round in appello, Cogoni sparisce dal procedimento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
