La Nuova Sardegna

Quell’estate all’Asinara di Falcone e Borsellino

di Fabio Canessa
Quell’estate all’Asinara di Falcone e Borsellino

Ieri l’anteprima del film di Fiorella Infascelli girato nell’ex penitenziario

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ROMA. Emozioni all'Auditorium. C'è anche la famiglia Borsellino alla prima di “Era d'estate”, il nuovo film di Fiorella Infascelli proiettato ieri per la chiusura del ciclo di proiezioni delle preaperture della Festa del cinema di Roma (al via ufficialmente oggi con “Truth”, esordio nella regia dello sceneggiatore James Vanderbilt). Ancora l'Asinara protagonista, come la sera prima per la presentazione della commedia di Gianfranco Cabiddu “La stoffa dei sogni”. L'isola che nell'agosto del 1985 accoglie per circa un mese Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – in quel periodo impegnati nella stesura dell'ordinanza del maxi processo contro la mafia – portati in Sardegna con le loro famiglie per motivi di sicurezza. Con quel trasferimento improvviso parte il film prodotto da Fandango con Rai Cinema e sostenuto dalla Sardegna Film Commission. Falcone con la compagna Francesca Morvillo e sua madre Lina, Borsellino con la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta. La minaccia partita dai vertici di Cosa Nostra, e intercettata dai carabinieri all'Ucciardone, è forte. Di mezzo non ci sono soltanto i due magistrati, ma anche i familiari. L'Asinara è il posto più sicuro, ma anche il più isolato. Una condizione non facile da accettare per i giudici costretti a stare con le mani in mano, sigaretta sempre accesa, in un momento così importante del loro lavoro. I documenti necessari a proseguire l'ordinanza-sentenza del maxi processo arriveranno infatti solo dopo diversi giorni, poco prima della fine di quella vacanza forzata.

«È stato questo dettaglio, raccontato da Antonino Caponnetto, a farmi venire l'idea del film – spiega Fiorella Infascelli – Immaginare Falcone e Borsellino a pochi mesi dall'inizio del grande processo, con l'ordinanza da finire, costretti a non lavorare».

Cosa pensavano? Di cosa parlavano? Com'erano i rapporti all'interno di questo nucleo familiare allargato costretto dentro questa foresteria? Da queste domande è partita Fiorella Infascelli per costruire la sceneggiatura scritta insieme ad Antonio Letti. Un film intimo, che mostra anche il lato spiritoso di Falcone e Borsellino. In questo periodo di esilio, di sospensione, c'è il racconto della frustrazione professionale, ma anche una dimensione gioiosa che nasce dalla possibilità di passare molto tempo con i familiari come non potevano fare a Palermo per motivi di lavoro. Certo rimane anche la sensazione di morte che toccherà entrambi sette anni con le stragi di Capaci e di via D'Amelio. A interpretare i due magistrati Massimo Popolizio e Beppe Fiorello. Ruoli da far tremare i polsi anche a due attori affermati. Nessuna ricerca di grande somiglianza fisica, di imitazione, secondo il volere della stessa regista.

«Affrontare un personaggio così è un grande onore, ma mette certamente un po' di paura – racconta Fiorello – Ho trovato conforto nella sceneggiatura che mi ha dato subito sicurezza». Ad agevolare il compito, secondo Popolizio, è stato anche importante che «il film non raccontasse la vita di Falcone e Borsellino, come già fatto, ma un segmento, un interludio. Affidandoci molto all'isola e ai veri luoghi dove i fatti sono accaduti».

Un concetto sottolineato anche da Claudia Potenza e Valeria Solarino che interpretano rispettivamente Agnese Borsellino e Francesca Morvillo. Il film infatti è stato girato nella vera foresteria di Cala D'Oliva dove soggiornarono nell'estate del 1985 i giudici con le loro famiglie, isolati, controllati a vista da una pilotina e dalle guardie penitenziarie. «Guardavo gli attori – dice Fiorella Infascelli – e pensavo a Falcone e Borsellino che da quelle stesse finestre avevano guardato quello stesso mare».

Il mare stupendo dell'Asinara, protagonista anche del nuovo film di Gianfranco Cabiddu, "La stoffa dei sogni". La presenza nella manifestazione di due film girati sull'isola è sicuramente un caso, come sottolineato dal direttore artistico della Festa del cinema di Roma Antonio Monda, ma anche il segnale delle potenzialità dell'Asinara come meravigliosa location per un certo di tipo di produzioni. Valore che la Film Commission in collaborazione con l'Ente parco sta cercando di promuovere. Di sicuro molte scene del lungometraggio di Cabiddu si trasformano anche in uno "spot" per l'isola. Un luogo non relegato a semplice sfondo per immagini da cartolina staccate dalla storia, ma fulcro attorno al quale ruota la narrazione, che vede protagonisti principali Sergio Rubini, nei panni del capocomico di una compagnia di teatranti che naufraga sull'isola con dei camorristi, ed Ennio Fantastichini nel ruolo del direttore del carcere. La vicenda è ambientata nel Dopoguerra ed è liberamente ispirata a “L’arte della commedia” di Eduardo De Filippo e alla sua traduzione dell'opera "La tempesta” di Shakespeare. Non sorprende quindi che sui titoli di coda arrivi la dedica al drammaturgo napoletano, anche perché Cabiddu ha avuto la possibilità di collaborare De Filippo. Un omaggio sentito in un film sul teatro ma decisamente cinematografico, capace di regalare il sorriso in diverse scene con una comicità lieve, non urlata e volgare. Senza rinunciare a dire qualcosa su temi importanti quali la speranza, il perdono, l'amore. «Una commedia – per usare le parole di presentazione di Gianfranco Cabiddu – dove si ride, ci si commuove e si porta a casa un sapore di buono». Merito anche delle belle prove di un cast ben assortito, dove al fianco di Rubini e Fantastichini trovano spazio in ruoli non marginali Renato Carpentieri, Teresa Saponangelo, Gaia Bellugi, Francesco Di Leva, Ciro Petrone, Nicola Di Pinto e i sardi Jacopo Cullin e Fiorenzo Mattu.

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