La Nuova Sardegna

Nessun taglio previsto per l’isola ma resta cautela sul giudizio

Il governatore Francesco Pigliaru: il Piano per il Sud resta valido e va al di là di questo provvedimento L’assessore Raffaele Paci: per quello che sappiamo si punta sullo sviluppo, meno tasse e più reddito

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CAGLIARI. Meglio evitare giudizi affrettati. La Giunta vuole vedere le carte, allegati compresi, della Legge di stabilità prima di dichiarare: siamo soddisfatti, o insoddisfatti. Non è la solita diplomazia – strategia comunque fondamentale in questa stagione di rapporti con il Governo – bensì la certezza che «ogni particolare andrà letto e pesato bene». Sì, il punto di partenza non possono essere solo le slide fatte scorrere dal primo ministro Matteo Renzi. Servono «assolutamente le carte e su quelle sarà espresso il giudizio finale». Con la speranza che quando saranno pubblicati anche gli allegati non saltino fuori cattive sorprese, ma questo nessuno in Giunta lo dice anche se sono in diversi a essere diffidenti.

Il dubbio. Dall’ultima versione della Finanziaria nazionale è scomparso l’annunciato a più riprese masterplan per il Sud, cioè quel piano straordinario d’investimenti destinato a rimettere in carreggiata il Mezzogiorno col Settentrione. Per il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, non è ancora il momento di lanciare l’allarme: «La partita del masterplan – ha detto – è complessa e la Legge di stabilità è solo una parte del discorso, perché le grandi infrastrutture si finanziano e saranno finanziate con i fondi dedicati. Detto questo, guarderemo con grande attenzione gli interventi previsti dalla Manovra e saremo pronti a chiedere delle modifiche se sarà necessario». Nei giorni scorsi, in una delle riunione della Conferenza delle Regioni, il governatore era stato più diretto: «Ci aspettiamo una Legge di stabilità che parli d’investimenti e non sia più quella dei sacrifici. Dovrà essere un’occasione di sviluppo per la nostra regione». Bisognerà vedere se, una volta letto il testo ufficiale, Pigliaru si dichiarerà soddisfatto oppure no e soprattutto se nella Legge troverà una o più risposte del Governo alle diverse richieste presentate a suo tempo a Renzi con il dossier Sardegna.

La cautela. Per l’assessore al Bilancio Raffaele Paci la prima lettura è positiva: «Per quello che sappiamo finora, è di sicuro una Finanziaria che punta allo sviluppo, riduce le tasse e aumenta per le famiglie la possibilità dei consumi». Se questa filosofia sarà confermata dagli atti ufficiali, Paci è certo: «Sarà una svolta importante anche per la Sardegna, che è legata a doppio filo con quanto scritto dalla Legge di stabilità soprattutto per quanto riguarda il rilancio del sistema economico sui cui la Giunta punta sin dall’inizio del suo mandato e su cui ha già fatto e investito molto».

Possibili sorprese. Non pare per il momento che nella Finanziaria Renzi siano previsti altri tagli nei trasferimenti alle Regioni e neanche nuovi «prelievi forzati». Giusto per scaramanzia è meglio ricordare che negli ultimi quattro anni all’appello sono mancati alla Sardegna poco meno di 2 miliardi di euro, cioè quei soldi non sono arrivati da Roma. L’ultimo taglio risale ad agosto con un contributo straordinario di 63,8 destinato ad alleggerire il peso della spesa sanitaria nazionale sui bilanci dello Stato, anche se i sardi, come sanno tutti, hanno sulle loro spalle l’intera spesa sanitaria regionale. Dopo quell’ultimo sacrificio, l’assessore Paci aveva detto: «Siamo arrivati al limite, la Sardegna non può fare di più: tagli e accantonamenti sono arrivati al massimo». E tra l’altro lo Stato è ancora in debito: gli arretrati della Vertenza entrare ammontano a 400 milioni. Arriveranno, ma l’importante ora è che lo Stato non pretenda nient’altro in cambio.

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