«Contro la logica dei soliti festival»
Nicola Villa, della rivista “Gli Asini”, spiega quali sono gli obiettivi dell’iniziativa
ROMA. «Quando decidemmo di organizzare la prima edizione del Salone dell'editoria sociale, nel 2009, quello che avevamo in mente, sfidando la logica spettacolare e commerciale dell' “evento”, era realizzare non un contenitore di incontri, ma un seminario abbastanza coerente e incentrato su temi specifici di attualità. Negli anni l'idea iniziale si è chiarita ulteriormente. Abbiamo rafforzato il programma, passando da temi più generici, come “Educazione e intervento sociale”, a più specifici, come “Le Americhe e noi”». Così Nicola Villa, redattore della rivista «Gli Asini», uno dei soggetti che organizzano il Salone, spiega la filosofia di un’iniziativa lontanissima dai soliti festival.
Nell'anniversario della morte di James Dean, l'edizione di quest'anno ha come titolo “Gioventù bruciata”...
«Sì e come sotto titolo abbiamo scelto Sottotitolo “Tra crisi e riscatto”, per specificare, se ce ne fosse bisogno, che la crisi è del mondo degli adulti e di una società che è stata trasformata per sfruttarli e distrarli. Un tema che verrà coniugato anche in ottica internazionalee avrà come ideale chiusura un ricordo dello scrittore e giornalista Luca Rastello, di recente scomparso, esempio più autentico di attivista e intellettuale impegnato di questo nostro presente così ingiusto e gravoso da decifrare. Il suo ultimo romanzo, “I buoni” (Chiarelettere), è forse il punto più alto, letterario e di riflessione, di quella “editoria sociale” che abbiamo immaginato in questi anni».
Che dimensioni ha oggi questa realtà?
«Non esistono ricerche recenti e aggiornate sulla produzione di libri, dossier, riviste con argomento sociale. In parte questo è dovuto alla mancanza di un coordinamento tra le riviste e le case editrici più sensibili a questi temi, per la loro naturale debolezza. Si pensi all'importanza di riviste come “Lo straniero” e “Confronti”, sempre troppo minoritarie. Esistono delle realtà locali molto interessanti come il Cesvot in Toscana e lo Spes nel Lazio, che fanno un lavoro di documentazione costante sul volontariato e il terzo settore, mentre soprattutto al sud non si hanno vere e proprie case editrici impegnate su questi temi e con una missione pedagogica rivolta al sociale. Per quanto riguarda il meridione, se non fosse per la Meridiana di Molfetta e, in parte, la calabrese Rubettino, il panorama sarebbe desertificato anche dopo la chiusura di un'importante casa editrice come la napoletana Ancora del Mediterraneo, uno dei cataloghi più interessanti degli ultimi trent'anni. In questi anni, tra mille difficoltà soprattutto dovute alla distribuzione e alla recessione dell'industria libraria, hanno consolidato il loro lavoro culturale, resistendo, alcune case editrici con una chiara impostazione educativa.
Può fare qualche esempio?Si possono ricordare il lavoro di consolidamento della cultura libertaria da parte di Eleuthera; la rinascita delle Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti; le conferme di case editrici con una chiara impronta filosofica e letteraria come Jaca Book, Quodlibet e Nottetempo; la scoperta delle culture altre, di confine e non, come Sudamerica e Nord-Europa, grazie al lavoro di Keller, Nuova frontiera, Sur e Iperborea. Ma da questa rapida rassegna sono molti di più gli editori assenti che quelli citati». (red.c.)
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