“S’Û”, da Paolo Angeli un’eroina della libertà
Il chitarrista di Palau ha pubblicato un disco che è un tributo poetico all’opera di Sergio Atzeni
CAGLIARI. “…Soltanto il mare che non conoscevamo poteva proteggerci, i barbari di settentrione lo temevano (…) Gli uomini del mare ci catturarono (…) dopo tre giorni e tre notti di mare tumultuoso (…) S’ù la giovane (…) recise la corda e ci affacciammo alla luce (…). Cercammo di imparare a governare la nave (…) il mare saltò sul ponte, afferrò S’ù e la portò via. S’ù in silenzio sparì tra le onde…”. Sono state queste pagine del romanzo “Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni ad ispirare Paolo Angeli, per il suo ultimo album che il ricercatore etnomusicale e musicista di Palau ha battezzato con il nome dell’eroina di quell’opera visionaria. “S'Û”, icona stessa della libertà. «E’ da lei che dipende la nascita del popolo sardo – spiega Angeli – Nel libro racconta in modo meraviglioso il senso di stratificazione che ha portato l'identità sarda a cambiare, mutare e svilupparsi mantenendo la radice salda ma trasformandosi. È un po' quello che mi sento io oggi: dopo anni a contatto con la tradizione è riemerso il mio passato rock e l'anima sperimentale si è ammorbidita convivendo con tutte queste pulsioni. “S'Û” è un inno a chi lascia un molo di partenza e cerca nell'ignoto del molo di arrivo l'alimento per nutrire la sua voglia di conoscenza. E poi S'Û scompare tra le onde del mare, un richiamo a quello che succede quotidianamente a donne, bambini, uomini che cercano un futuro dall'altra sponda del Mediterraneo... In questo senso Atzeni è il portavoce universale dello spirito dei naviganti».
Migranti, uomini in movimento spinti dal bisogno ma anche dalla volontà di conoscere altri mondi. Così è Angeli, eclettico e straordinario artista del nostro tempo, capace di incantare nei suoi live il pubblico a New York come in qualsiasi angolo dell’Isola mostrando l’anello di congiunzione tra il nostro passato, la memoria e il presente.
Musicista di suoni tradizionali ed avantgarde testimonia anche concretamente con la sua chitarra preparata (che ha incantato artisti esigenti come Pat Metheny)la sua forza sperimentale. In questo “S'Û”(AnMa distribuito da Godfellas) Angeli sembra compiere un’ immersione in mondi sonori sospesi, tra passato e futuro, come accade nel libro di Atzeni, approdando in uno spazio temporale di libertà creativa e politica.
L’album è infatti ricco di umori e atmosfere, anche di segni differenti. Nel loro essere dissonanti hanno però insito qualcosa di armonico: una specie di magico unicum che resiste e vive nel segno della differenza (ed è il messaggio più politico di questa opera). Nello strumento di Angeli rivivono gli insegnamenti del grande chitarrista di Luras Giovanni Scanu, nella sua voce riaffiorano i canti tradizionali, echi di struggenti “disisperate”. Blues dell’anima che emergono impetuose da questo disco come pagine di un appassionato racconto. Fatto di terra e mare, di vita e amore. Di cieli turchesi o solcati da nubi gonfie di pioggia. “S'Û” è così storia senza parole e sua colonna sonora. Fatto in due tempi come i dischi di una volta. Diviso dall’alba al tramonto, narra di viaggi e di approdi. Paolo Angeli qui è più concentrato. Attento al dettaglio, alla cesellatura senza perdere di vista l’unità dell’insieme.
Si veleggia tra Tangeri e Istanbul. Provenza e Sardegna. Dodici tracce intrise di jazz e rock, folk e avantgarde che tolgono il respiro e incatenano all’ascolto. Dalla prima “Due Tempi” a “Mancina”, Viora”, “Bllu di Prussia”, “S'Û”, “Porto Flavia”, “Tinta unita”, “Melilla”, “Muri d’acqua”, “Mi e La”, “Pastelli a cera”, “Barrage” e la ghost track “Radio libere”.Frutto di uno straordinario incontro tra il principe della chitarra sarda contemporanea (Angeli) e l’iniziatore della letteratura sarda, anch’essa contemporanea (Atzeni), “S'Û” è una delle opere discografiche sarde più significative, poetiche e libere di questo 2015.
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