I vescovi da Arru, sotto esame la riforma sanitaria
I presuli hanno esposto all’assessore i loro dubbi e timori Monsignor Sanguinetti: temiamo soppressioni e disservizi
CAGLIARI. La riforma sanitaria regionale è finita sotto la lente d'ingrandimento anche dei vescovi sardi. I presuli i giorni scorsi hanno incontrato l'assessore regionale Luigi Arru per capire “ratio” e obiettivi del futuro nuovo volto della sanità sarda. I vescovi sentiranno sulla materia tutti gli incaricati diocesani della pastorale sanitaria, per un approfondimento, a partire dalla propria esperienza diretta sul campo. Dalla “conferenza dei cappellani ospedalieri” arriveranno sicuramente proposte da presentare alla Regione. Forte anche la preoccupazione dell'episcopato sardo per la sopravvivenza delle 260 scuole paritarie operanti nell'isola, di cui 160 cattoliche, con decine di migliaia di alunni e circa 2.000 docenti.
Dai territori delle 10 diocesi sarde sono giunte anche ai vescovi «diffuse lamentele e preoccupazioni - scrive in una nota monsignor Sebastiano Sanguinetti, segretario della Conferenza episcopale sarda - presso l'opinione pubblica nel merito della riorganizzazione ospedaliera e dei servizi sanitari a livello regionale, con paventate soppressioni o ridimensionamenti». I capi delle diocesi hanno chiesto un incontro con l'assessore Arru «per avere una più puntuale informazione sulla “filosofia”, sui contenuti e sugli obiettivi della Riforma». Nel corso di un incontro l'assessore della Sanità ha fornito ai presuli una dettagliata descrizione del progetto in cantiere. I cardini della riforma emersi dall'incontro sono, riferisce monsignor Sanguinetti, i seguenti: «Nessuno spirito ragionieristico, spesa regionale molto più alta che in altre parti d'Italia rispetto al numero degli abitanti, un utilizzo delle 29 strutture ospedaliere sparse nel territorio regionale sproporzionato e inadeguato, dove prevalgono le lungo-degenze rispetto alle acuzie, sistema di emergenza vetusto e non adeguato alle reali necessità. Bisogno, quindi, di migliorare il servizio nella qualità, maggiore razionalizzazione degli ospedali e servizi integrati con i reali bisogni dei singoli territori, non chiusura di ospedali ma una più adeguata loro utilizzazione, integrata con altri servizi che diano garanzia di sicurezza e di efficienza, migliore integrazione tra rete ospedaliera pubblica e privata». I vescovi continueranno gli approfondimenti anche con l'aiuto dei responsabili diocesani della pastorale sanitaria. Altra fonte di preoccupazione per l'episcopato sardo la situazione delle Scuole paritarie (in Sardegna sono 260, di cui 160 cattoliche, con decine di migliaia di alunni e circa 2.000 docenti). Sul banco degli imputati la «contrazione dei fondi regionali e il notevole ritardo con cui questi vengono assegnati, costringendo alcune scuole - scrive il vescovo di Tempio a nome dei colleghi - a chiudere i battenti e altre a fare autentici salti mortali per far fronte alle ingenti spese di gestione, che le famiglie non possono evidentemente assorbire».
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