Partiti diversi, ma fanno squadra
Divisi in municipio, nell’aula di Via Roma i sindaci dicono: «Siamo compatti»
CAGLIARI. Il confronto in commissione è stato doppio, uno dopo l’altro. Prima quello del gruppo di Sassari o del Nord Ovest, poi i Galluresi o del Nord Est. Stesso slogan, «tutti allo stesso livello», ma con progetti molto diversi.
Nord-Ovest. A sedersi per primi al tavolo del confronto, capotavola il presidente della commissione Francesco Agus di Sel, sono stati i sindaci dei sette municipi che fanno parte del piano strategico del Nord. Più gli undici colleghi del gruppo Coros, è l’esistente Unione di Comuni dell’hinterland vasto sassarese e algherese, da Olmedo a Putifigari per indicare gli estremi. Sin dall’inizio della riunione in 18 hanno presentato il conto al centrosinistra che governa e al centrodestra all’opposizione. «È arrivato della perfetta simmetria fra Nord e Sud della Sardegna: oltre all’area metropolitana di Cagliari, dovrà esserci anche quella di Sassari, con un peso specifico di quasi 300mila abitanti», ha detto in apertura Nicola Sanna del Pd, sindaco della città capoluogo dell’ex Provincia. Per po spiegare perché non può bastare la sola bandierina di Unione metropolitana prevista invece dalla riforma Erriu: «Dobbiamo avere gli stessi poteri e le stesse possibiltà di riequilibrio territoriale. L’Area vasta del Nord è un’occasione che la Sardegna non può farsi sfuggire», ha aggiunto Sanna. Gli altri sindaci del gruppo hanno seguito lo stesso tracciato: «Storia, geografia e vocazione dell’isola hanno sempre individuato due poli e così dovrà essere anche in futuro», ha sottolineato il sindaco di Alghero Mario Bruno anche lui del Pd. Franco Cuccureddu, che con una coalizione di centrodestra ha conquistato invece il municipio di Castelsardo ha fatto leva sull’Europa: «C’è un documento del 2005 di Bruxelles che riconosce il bipolarismo della Sardegna. Noi non mettiamo in discussione il primato di Cagliari ma chiediamo equilibrio. Per Giuseppe Morghen, sindaco di Sorso e iscritto a Forza Italia, «il nostro Consiglio regionale dovrebbe avere il coraggio della Sicilia: senza tener conto della legge nazionale, ha istituito quante Città metropolitana le servivano». Tre in concreto e anche la Sardegna, secondo le prerogative dello Statuto, avrebbe l’autonomia di raddoppiarle o triplicarle, meno la densità della popolazione per chilometro quadro rispetto ai siciliani. A chiudere la prima riunione è stato il sindaco di Sennori e consigliere regionale del Centro Democratico Roberto Desini: «In questi anni tutti i comuni del Sassarese hanno dimostrato di saper programmare e decidere insieme e sarebbe un paradosso disperdere un’esperienza positiva».
Nord-Est. Nel secondo appuntamento di giornata, è stata la volta dei sindaci galluresi. Il primo a dire la sua non poteva che essere Gianni Giovannelli, che a Olbia guida una Giunta civica di centrosinistra: «Non vogliamo essere accorpati con Sassari neanche relegati a a una semplice Unione metropolitana di Comuni.». Più chiaro di così c’è solo questo passaggio: «In attesa che il Parlamento decida come e quando abolire le Province, in Sardegna manteniamo in vita quella della Gallura con gli attuali confini». Per poi affondare ancora di più il colpo: «La potestà esclusiva della Regione in materia di Enti locali è stata sancita anche dalla Corte costituzionale, con la conferma della pari dignità fra le Province statali e quelle regionali». In una frase sola, la Gallura ha detto: «Con Sassari non vogliamo andare, meglio soli, oppure tutt’al più potremmo legarci con l’Ogliastra e il Nuorese». Perché, come ha detto il sindaco di Padru Antonio Satta: «Abbiamo il diritto di giocare la partita all pari con gli altri territori e ogni decisione diversa sarebbe per noi solo un’offesa». (ua)
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