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disastro ambientale a uta

Scarti animali fatti marcire: tre anni al manager di Agrolip

CAGLIARI. Tremila metri cubi di resti animali, scarti di macellazione lasciati a marcire sotto il sole, i liquami che filtravano nella terra di Macchiareddu contaminando acque sotterranee e...

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CAGLIARI. Tremila metri cubi di resti animali, scarti di macellazione lasciati a marcire sotto il sole, i liquami che filtravano nella terra di Macchiareddu contaminando acque sotterranee e coltivazioni e un tanfo spaventoso che ammorbava l’aria in un raggio di chilometri verso Uta, Capoterra e Poggio dei Pini. Accadeva nel 2011 e ieri il responsabile di quell’incredibile caso di inquinamento è stato condannato a tre anni di reclusione. Si chiama Roberto Vivarelli, ha 55 anni ed è l’amministratore unico dell’Agrolip sarda: coinvolto anche nel fallimento della Marsilva, i giudici della seconda sezione del tribunale, presidente Massimo Poddighe, l’hanno riconosciuto colpevole di disastro ambientale e gestione illecita di rifiuti. La pena inflitta al manager è superiore a quella richiesta dal pm Giangiacomo Pilia, titolare dell’inchiesta giudiziaria che ha dato luogo al processo pubblico concluso ieri con la sentenza di primo grado.

La vicenda venne alla luce il 15 ottobre di quattro anni fa, quando lo stabilimento specializzato nello smaltimento e trasformazione degli scarti di allevamenti e macellazioni di Macchiareddu era stato sequestrato dai carabinieri del Noe e del Nas - su delega del pm Pilia - che indagando dopo le ripetute proteste di chi abitava nella zona avevano scoperto più di tremila metri cubi di resti animali lasciati a marcire sotto al sole, i cui liquami avevano invaso i terreni circostanti. Uno spettacolo tremendo, conseguenza di una situazione che si trascinava da anni.

Dalle indagini era emerso che i resti animali erano stati stoccati senza alcuna precauzione e all’aria aperta perché l'impianto necessario per il trattamento legale degli scarti era fermo da mesi a causa di un guasto a uno dei macchinari, ma nonostante questo l’Agrolip non aveva pensato di bloccare gli arrivi di carni da smaltire e neppure aveva avviato una seconda linea, con le conseguenze accertate ieri nel processo. Vivarelli era difeso dagli avvocati Gennaro Tedesco e Federico Bier. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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