La Nuova Sardegna

Dal diritto al dissenso al diritto di essere ascoltati

Tav ma anche inceneritori, trivelle e pale eoliche: una proposta di legge in consiglio regionale

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Dal diritto di dissenso al diritto ad essere ascoltati. Una lezione dal caso De Luca - Se nei dintorni di casa mia sta per essere localizzato un impianto potenzialmente inquinante, se sta per essere costruita una grande infrastruttura, se un'area della mia città sta per essere chiusa al traffico ma anche se si sta decidendo il futuro economico, urbanistico del governo del mio territorio o della scuola che frequentano i miei figli e le mie figlie, fino ad arrivare ai diritti civili, io, come cittadino, voglio essere ascoltato. Direttamente.

Il caso De Luca riporta ancora una volta all'attenzione di tutti una questione centrale per la democrazia e lo sviluppo nel Ventunesimo secolo: la qualità delle decisioni pubbliche.

La politica oggi non ha sufficiente legittimazione ed autorevolezza, è evidente. Si riducono gli spazi della rappresentatività, le istituzioni si chiudono sempre di più. Tutto questo nel momento in cui i cittadini premono per avere voce. Si tratta della risposta sbagliata. Una risposta che genera dissenso, anche radicale. Quello a cui, giustamente, De Luca sostiene abbiamo diritto.

Ma la questione di fondo è forse un'altra. Oggi le decisioni pubbliche comportano un elevato grado di complicazione. Le politiche sono influenzate da più fattori e generano impatti spesso imprevedibili a causa della complessità sociale. Chi le studia e le progetta sa che maggiore è il numero di punti di vista incluso in esse, migliore è la politica.

Questo è davvero il punto: il dissenso è solo il primo passo. Il fatto di essere sempre messi di fronte a progetti belli e pronti, impacchettati, che vengono sapientemente "venduti" ai cittadini non può che generare dissenso. Un dissenso giusto, motivato.

Recente è il caso di Arborea, in cui il dissenso è stato organizzato con grande efficacia ed è arrivato al governo del comune, con una proposta che diventa sempre più ricca rispetto al momento iniziale, in cui prevalse la pura opposizione al progetto delle trivelle.

Finché non avremo una legislazione adatta a governare la partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche, niente cambierà. A regolare questi fenomeni saranno, purtroppo, gli interventi delle forze dell'ordine ed i tribunali.

Ovunque in Europa si diffondono prassi decisionali differenti, su ogni tipo di argomento ed a qualsiasi livello di governo. Recente è ad esempio il referendum irlandese sull'introduzione nella Costituzione del matrimonio fra persone dello stesso sesso, avvenuto al termine di un processo partecipativo realizzato con una Constitutional Convention. Cento persone - trentatré parlamentari, sessantasei cittadini ed un Presidente indipendente - che per un anno hanno lavorato congiuntamente alla produzione di documenti e deliberazioni sulla base delle quali si è poi tenuta la consultazione.

Anche in Sardegna esiste un progetto di legge che va in questo senso ed introduce la partecipazione diretta alle politiche pubbliche: la proposta di legge n. 113/2014. Il disegno di legge, depositato dal gruppo consiliare del PD è il frutto di un lavoro ripartito fra il consigliere Luigi Lotto, promotore politico e primo firmatario e me, curatore del testo ed animatore del processo di condivisione collettiva dei contenuti. La proposta verrà discussa fra breve dalla competente commissione consiliare.

Il progetto statuisce innanzitutto un nuovo diritto-dovere per le persone: quello di essere ascoltate nelle scelte che le riguardano.

La legge prevede l'introduzione del Dibattito Pubblico francese e la possibilità di far nascere processi partecipativi dal basso. Cittadini e cittadine sono chiamati a contribuire alle scelte in maniera diretta. Alla politica il ruolo di promuovere o riconoscere la partecipazione, di portare le proprie idee in un contesto di simmetria informativa ed alla fine di decidere, tenuto conto delle autorevoli conclusioni delle arene deliberative.

Informazione, ascolto, partecipazione, impegno civico, capitale sociale sono i beni relazionali che emergono da questi processi. Ne abbiamo bisogno anche noi. Molto più di altri che ora ci precedono.

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