La Barracciu va a processo
Fondi ai gruppi, il sottosegretario viene rinviata a giudizio e si dimette
CAGLIARI. Un’ora secca, il tempo di liquidare le eccezioni della difesa e ascoltarne le ragioni. Poi la decisione, in linea con la richiesta del pm Marco Cocco, ribadita ieri mattina: Francesca Barracciu va a giudizio. Il due febbraio dell’anno prossimo l’ormai ex sottosegretaria ai Beni Culturali dovrà difendersi davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale dall’accusa di peculato aggravato e continuato che il gup Lucia Perra ha confermato firmando il decreto che dispone il giudizio. Nessuna richiesta da parte del difensore Franco Luigi Satta di accedere a un rito alternativo: il processo sarà pubblico, l’esponente del Pd sardo avrà la possibilità di spiegare davanti a cronisti e comuni cittadini come ha speso gli 81 mila euro tratti dai fondi destinati ai gruppi politici che il magistrato le contesta dopo un’indagine di carabinieri e Guardia di Finanza che ha abbracciato due legislature regionali.
L’arrivo. L’onorevole di Sorgono è arrivata poco dopo le 11 all’ingresso dell’aula, al terzo piano del palazzo di giustizia, insieme all’avvocato Satta. Sorriso appena accennato, passo svelto, ha attraversato due ali di giornalisti e operatori televisivi senza dire una parola. La scena si è ripetuta all’uscita, quando è stato il celebre penalista sassarese a riferire ai cronisti l’essenziale dell’udienza. Secondo le sue abitudini consolidate, l’avvocato Satta si è rivolto al giudice senza dilungarsi, rivolgendo l’attenzione solo a questioni di diritto. Ha eccepito la scelta della Procura di chiedere l’udienza preliminare per la sola Barracciu, lasciando a una fase successiva i trentadue consiglieri del centrosinistra sui quali l’inchiesta giudiziaria è chiusa. Ha poi sollevato con molta energia dubbi di carattere giuridico sull’accusa di peculato riferita ai 3600 euro usciti dal conto del gruppo Pd a dicembre del 2009 per finire in quello della “Evolvere srl”, una società che fa capo al compagno della Barracciu e della quale lei stessa è stata amministratrice unica fino al 2004, quando venne eletta nella massima assemblea sarda. Secondo Satta mancherebbe il presupposto centrale del peculato, il possesso per appropriazione della somma, perché quei soldi non sono mai passati nelle tasche dell’imputata.
Il giudice Perra ha preso atto ma dopo una brevissima replica del pubblico ministero ha respinto le eccezioni, che torneranno sicuramente in ballo al dibattimento in partenza a febbraio.
I fatti di peculato. La vicenda giudiziaria di Francesca Barracciu si può dividere in tre fasi, ciascuna delle quali contiene uno dei fatti di peculato contestati dal pm Cocco. La prima, la più conosciuta, riguarda i 33.085 euro che l’ex europarlamentare del Pd ha sostenuto di aver speso in carburante. L’ex europarlamentare ricevette un invito a comparire, che conteneva la prima contestazione, mentre era in corsa per le primarie del centrosinistra. Incassata la candidatura a governatore, la Barracciu decise di presentarsi in Procura insieme agli avvocati Carlo Federico Grosso e Giuseppe Macciotta. E spiegò al pubblico ministero all’interrogatorio del 5 dicembre 2013: «Era indispensabile illustrare costantemente agli elettori sul territorio i provvedimenti in gestazione e io sentivo l'obbligo politico di far comprendere all'esterno le nostre iniziative». Per svolgere l’attività di informazione degli elettori sul territorio sardo la Barracciu sostenne di aver percorso al volante della propria automobile 65597 chilometri tra il 2006 e il 2008, rimborsati secondo le tabelle Aci. Ma il punto è un altro: incrociate le date degli incontri con gli elettori indicati nella memoria difensiva consegnata al magistrato con i tabulati del bancomat e della carte di credito, la polizia giudiziaria ha scoperto che spesso coincidevano con le presenze in consiglio regionale o in commissione consiliare, come se la Barracciu fosse in più luoghi nello stesso momento. Di più: almeno due volte la Barracciu - come lei stessa ha ammesso davanti al pm - non era in Sardegna per attività collegate alla politica ma si trovava all’estero per viaggi di piacere. La conferma: gli acquisti compiuti con la carta di credito.
Evolvere srl. Ci sono poi i 3600 euro che il gruppo Pd ha versato sul conto della Evolvere srl per saldare il buffet allestito dalla società in occasione di un seminario. E’ la contestazione emersa soltanto a maggio del 2014, quando il gip Giovanni Massidda ha respinto la richiesta di sospensione dall’ufficio pubblico avanzata dalla Procura. Secondo il pm Cocco quel seminario non si è mai svolto, si tratterebbe quindi di un pagamento del tutto improprio a favore di una società che fa capo al compagno dell’ex europarlamentare, Mario Luigi Argentero (che non è indagato) e di cui la Barracciu era stata amministratrice.
Spese misteriose. Infine i 44208 euro, il resto della somma contestata. Revocato il mandato ai difensori del primo interrogatorio, la Barracciu ha preferito non presentarsi all’esame della Procura e non ha dato fino ad oggi alcuna spiegazione sull’uso di questa somma. Per la Procura - che si richiama a sentenze della Corte di Cassazione - la mancata rendicontazione di una spesa compiuta con denaro pubblico integra di per sé il reato di peculato. Resta però il dibattimento: davanti al tribunale presieduto da Massimo Poddighe l’esponente del Pd potrà spiegare tutto.
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