LE DIMISSIONI»IL RACCONTO
SASSARI. È la donna dei passi indietro. A volte obbligati, a volte spontanei. Francesca Barracciu lascia la poltrona mantenendo la promessa fatta diversi mesi fa. Quando da indagata venne nominata...
SASSARI. È la donna dei passi indietro. A volte obbligati, a volte spontanei. Francesca Barracciu lascia la poltrona mantenendo la promessa fatta diversi mesi fa. Quando da indagata venne nominata sottosegretario e alla valanga di indignados rispose che in caso di rinvio a giudizio si sarebbe dimessa. Detto fatto, ieri nel primo pomeriggio di uno dei suoi giorni più brutti. L’altro è datato 30 dicembre 2013. Era sera tardi quando Francesca Barracciu rinunciò a diventare la prima presidentessa della Regione. O almeno a provarci. Incoronata dalle primarie, prima sostenuta e un attimo dopo malsopportata dai compagni alleati del centrosinistra. Fratelli coltelli, che di fronte all’avviso di garanzia per peculato formarono un fronte quasi compatto: Francesca lascia, per il bene di tutti. E lei lasciò, non senza avere protestato, giurato e a volte gridato che mai e poi mai avrebbe tradito il volere degli elettori. Poi, ormai sull’orlo del precipizio politico, la rinuncia. Sofferta, forse mai digerita. Che lascia una buona dose di rabbia. Comunque imposta. Quella di ieri no, dice l’ex sottosegretario alla Cultura: «È una decisione mia, presa in totale autonomia e in coerenza con quanto ho sempre dichiarato pubblicamente».
Decisione sofferta. «È dura, è molto dura. La notizia del rinvio a giudizio mi colpisce. Ma dimettersi è giusto». Perché? «Per evitare che strumentalizzazioni politiche e mediatiche coinvolgano l’attività del Governo e il fondamentale processo di riforma e cambiamento che sta portando avanti per il bene del Paese». Francesca nuova eroina? No, ma giudiziosa sì: «Con lo stesso senso di responsabilità che da sempre mi accompagna ritengo doveroso dimettermi dall’incarico di sottosegretario e avere tutta la libertà e l’autonomia necessarie in questa battaglia dalla quale sono certa uscirò a testa alta».
«Sono innocente». La sicurezza l’onorevole Barracciu non l’ha mai persa. Neanche ora, a poco più di tre mesi dall’apertura del processo per peculato. In questi mesi le sue giustificazioni alle accuse – consumo massiccio di benzina nei frequenti spostamenti di lavoro su e giù per la Sardegna – le hanno rovesciato addosso una pioggia di critiche e battute feroci. Lei non ha mai fatto una piega. Anzi. C’è chi al suo posto avrebbe scelto un profilo basso. Lei no. Nonostante qualche inciampo, un paio di uscite improbabili in un rapporto non semplice con i social network, la Barracciu ha sempre mostrato sicurezza. Anche ora: «Sono fiduciosa nel percorso della giustizia – dice –, affronterò il processo con determinazione e serenità, nella certezza di essere totalmente innocente».
I ringraziamenti. C’è spazio, nel secondo giorno più difficile, anche per dire grazie. La Barracciu si rivolge al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: «Li ringrazio per l’opportunità che mi è stata offerta, ringrazio anche le persone e le strutture che con me hanno collaborato». Poi lo sguardo nostalgico «per l’impegno profuso e la dedizione assoluta all’incarico che mi è stato affidato e che riguarda il bene forse più prezioso del nostro Paese: la valorizzazione della sua bellezza, della sua cultura e della sua storia».
Le cose non dette. Le parole sono centellinate, i riferimenti appena sussurrati. Francesca Barracciu non lo dice apertamente, perché la diplomazia politica annacqua i veri sentimenti, ma lei sa bene di avere creato un caso. L’ex sottosegretario ai Beni Culturali da ieri pomeriggio rappresenta un precedente. Lei si è dimessa, prima da indagata e ora da rinviata a giudizio. E gli altri? Che faranno gli altri esponenti del governo Renzi appesi a grane giudiziarie? E che faranno nomi illustri e meno illustri del centrosinistra sardo indagati o a processo da tempo? Chapeau, giù il cappello per il gesto della Barracciu, o qualcosa di più? Lei, agnello che si è sacrificato, ora sta alla finestra. La donna uscita volontariamente dalla ribalta politica, si guarda intorno. Io ho fatto due passi indietro, sembra pensare, e pure belli grossi. Qualcuno neanche mezzo.
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