La Nuova Sardegna

Barracciu il pressing Pd prima delle dimissioni

di Luca Rojch
Barracciu il pressing Pd prima delle dimissioni

L’addio dell’ex sottosegretario dopo il rinvio a giudizio condizionato dal partito Dopo la sua uscita la Sardegna non ha più un rappresentante nel governo Renzi

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SASSARI. Il primo giorno dietro le quinte è fatto di silenzi e riflessione. Francesca Barracciu, ex sottosegretaria alla Cultura, ex consigliere regionale, ex vincitrice delle primarie per diventare governatore, rimane in apnea. Low profile. Nessun comunicato ufficiale, il profilo Facebook lo ha chiuso da tempo, quello twitter non cinguetta dal 21 ottobre.

L’onore delle armi. Nel giorno più nero, quello del rinvio a giudizio per i fondi ai gruppi con l’accusa di peculato, la Barracciu si gode almeno le parole del premier Renzi. «Non ho chiesto le dimissioni alla Barracciu – ha detto il presidente del Consiglio –, ma è un gesto personale molto apprezzabile, di rispetto. Non basta essere indagato per dimettersi. Mandiamo a casa chi è condannato, non indagato. Brava Francesca». Renzi ha ribadito di non avere mai chiesto alla Barracciu di lasciare l’incarico. E proprio questa decisione, presa appena un paio di ore dopo avere lasciato il tribunale ha portato grandi consensi all’ex sottosegretario. Abbandonare la poltrona solo per un rinvio a giudizio è un atto di estrema coerenza. E nel Pd e negli altri partiti infarciti di condannati e politici che fanno avanti e indietro dalle aule dei tribunali, è cosa rarissima.

Il veleno. Ma il destino della Barracciu è quello di vivere nel centro della bufera. E i quotidiani nazionali non le risparmiano neanche ricostruzioni al veleno delle ultime, frenetiche ore da sottosegretario. Secondo Repubblica le dimissioni dell’ex esponente del governo sarebbero più spintanee che spontanee. I retroscena parlano di una doppia telefonata arrivata al telefono dell’ex sottosegretario. Il primo a chiamare è stato Luca Lotti, il braccio destro di Renzi, che si era già occupato della Barracciu. Per convincerla a rinunciare alla candidatura a presidente della Regione era venuto in Sardegna. Erano i giorni della tempesta dentro il Pd con una grande fetta del partito che chiedeva un passo indietro alla Barracciu. Lotti aveva convinto la vincitrice delle primarie a rinunciare. E anche questa volta si sarebbe prodigato in una moral suasion per convincerla a dimettersi. Un altro siluro è arrivato dal vice segretario del Pd Lorenzo Guerini. Anche lui avrebbe chiamato la sottosegretaria per convincerla che sarebbe stato più opportuno lasciare.

Isola a peso zero. Ma forse è scontato ipotizzare che l’ex sottosegretario si sia consultata prima di decidere di lasciare l’incarico. Con le sue dimissioni la Sardegna perde l’unico rappresentante nel governo Renzi. E anche i più feroci detrattori della Barracciu devono ammettere che esiste una disparità di trattamento. I sottosegretari nei guai con la giustizia erano quattro. La Barracciu si è dimessa, il sottosegretario alla Salute, ancora in carica, Vito De Filippo è stato condannato dalla Corte dei conti di Potenza per una cifra di 2641 euro, e nessuno degli altri due rappresentanti del governo indagati ha fatto un passo indietro.

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