La Nuova Sardegna

Città metropolitana scoppia la rivolta del nord Sardegna

di Umberto Aime
Città metropolitana scoppia la rivolta del nord Sardegna

Nella volontà della Giunta ne esiste solo una a Cagliari E la legge alimenta la tensione tra Ganau e Pigliaru

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CAGLIARI. Da arbitri a giocatori, da mediatori e pacieri a sanguigni attaccanti d’area. Sì, come quei centravanti che sgomitano pur dir farsi largo nelle difese avversarie e liberarsi anche così da chi gli sta addosso con troppa veemenza. È possibile davvero che, all’improvviso, sia cambiato il colore della maglia indossata finora da Gianfranco Ganau e Francesco Pigliaru, gli ex arbitri?. Sono i due presidenti, in stretto ordine alfabetico e non istituzionale, ora probabili avversari in campo aperto nella sempre più confusa e complicata partita sulla riforma degli Enti locali, arrivata ai decisivi tempi supplementari.

Lo scenario. Può essere che qualcosa sia mutato nei loro rapporti, dopo un rimescolamento repentino di ruoli e carte? Se è accaduto, è strano che sia successo. Nella prima parte della legislatura, il presidente del Consiglio, Ganau, e quello della Regione, Pigliaru, hanno dato sempre l’impressione di essere andati d’accordo su quasi tutto. Però fra i due qualcosa ha scricchiolato prima per colpa della sanità, sarebbe accaduto anche di recente, e in questi giorni pare siano molto distanti proprio sui contenuti dell’ultima bozza del disegno di legge sull’Unione di Comuni e dintorni. Licenziata un anno fa dalla Giunta, da qualche settimana è all’esame dell’Aula (è sul tavolo della commissione Autonomia) che dovrà votarla e approvarla entro metà novembre.

Gli indizi. Alla luce del sole di questo possibile contrasto appare ancora gran poco, eppure lo strappo c’è stato. E peggio ancora per la maggioranza di centrosinistra, potrebbe trasformarsi presto in uno squarcio. Sarebbe deleterio per un centrosinistra che continua a essere molto litigioso, è evaporato da tempo l’effetto taumaturgico degli stati generali di Sanluri, ma comunque uscito abbastanza bene e anche compatto dal labirinto dell’edilizia e ancora alla ricerca dell’unità d’intenti (e voto) sugli Enti locali, appunto, e sul riordino dei posti letto negli ospedali però questa è un’latra storia. Sul post Province, i due presidenti hanno cominciato a parlarsi meno del solito ed è da quando dai gradoni dello stadio sono entrati in campo, l’hanno invaso, gli ultrà dei campanili. Da partita corretta, giocata fino ad allora secondo lo stretto regolamento della politica, il match si è trasformato in una stracittadina. Sfociata addirittura in un ritorno passionale (non voluto da nessuno dei due bensì dagli invasori) ai vecchi scontri inutili fra Cagliari e Sassari. Da quando è scoppiata la bagarre sulle Città metropolitane e sull’eredità lasciata dalle Province, i due presidenti sembrano vederla in modo diverso.

L’insofferenza. Martedì a Pigliaru pare non sia andato giù che Ganau abbia ricevuto nel suo studio le due delegazioni di sindaci arrivati in missione dal Nord Sardegna per rivendicare il raddoppio delle metropoli (oltre Cagliari, anche Sassari) e la rinascita, seppure con toni più pacati, della provincia della Gallura. In viale Trento, sede della Giunta, quell’incontro organizzato subito dopo la convocazione istituzionale degli stessi sindaci nell’aula della commissione Autonomia, è stato letto come un’inaspettata invasione. O meglio ancora: un evidente sostegno a chi, a ragione o a torto, vorrebbe stravolgere e rimettere in discussione l’ultima stesura del disegno di legge, peraltro già frutto di un difficile equilibrio fra le diverse, troppe anime del centrosinistra in Consiglio regionale. Forse proprio in previsione di questa lettura poco amica, lo stesso giorno Ganau aveva voluto ribadire in anticipo: «Io sono un arbitro» ma il dirimpettaio non gli avrebbe creduto. Così come l’indomani, nei piani altri di via Roma, sede del Consiglio, sarebbe stata interpretata peggio di un’entrata a gamba tesa (altra metafora) il duro comunicato con cui la Giunta ha blindato il testo della riforma. Attraverso l’assessore Cristiano Erriu, quindi col pieno appoggio di Pigliaru, il messaggio è stato fin troppo: «Non sono possibili trattative. Lo schema è scritto, è stato migliorato, può esserlo ancora, ma i paletti sono quelli: la Città metropolitana continuerà a essere una sola, Cagliari». Tanta durezza nei confronti dei sindaci del Nord (tra l’altro gran parte del centrosinistra) non sarebbe piaciuta al presidente Ganau. Ecco perché dopo lo strappo ora fra i due presidenti ci sarebbe uno squarcio, con il centrosinistra sempre più una polveriera.

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