La Nuova Sardegna

Sassari mostra muscoli e numeri

di Giovanni Bua
 Sassari mostra muscoli e numeri

I parametri del territorio giustificano l’area metropolitana. Il problema è politico

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SASSARI. Oltre 57mila imprese, 500mila abitanti, 1500 operatori del trasporto su gomma, due aeroporti che fanno registrare insieme quasi 4 milioni di passeggeri, tre porti (due dei quali registrano il più alto numero di passeggeri annui), vari distretti industriali, tra cui quello di Porto Torres e due parchi nazionali. E ancora la sede di una delle due università sarde, della Camera di commercio, del Tribunale e della sezione distaccata della Corte d’Appello.

Questa la carta d’identità della “possibile” area metropolitana del Nord Sardegna. Che non sarebbe la meno popolosa d’Italia (Reggio Calabria è sotto i 500mila abitanti), nè la più frammentata (Torino comprende 315 Comuni) e starebbe perfettamente a suo agio nel variegato mondo previsto dalla legge Delrio del 2014, che, da Bari a Milano, passando per Bologna, Genova e Venezia, mette insieme realtà urbane, sociali, produttive molto diverse tra loro, pronte a spartirsi gli 890 milioni del Pon “Città metropolitane” adottato a luglio dalla Commissione europea (di cui 50 andrebbero a Cagliari).

Non che la Delrio conti qualcosa per l’Isola, visto che la stessa legge in armonia con lo Statuto Speciale lascia che qui sia il consiglio regionale a istituire le Città metropolitane rispettando il vincolo della corrispondenza tra territorio della istituenda Città e territorio di una preesistente provincia, che in questo caso sarebbe quella storica di Sassari.

Il problema non sono i parametri dunque, ma una precisa volontà politica. Questa contestano i primi cittadini del Nord Ovest, di cui una nutrita delegazione è stata ascoltata, insieme ai colleghi galluresi, in commissione Autonomia lo scorso martedì a Cagliari. Sindaci poi ricevuti dal presidente del consiglio Ganau, che si è dichiarato arbitro: «Nell’esclusivo interesse dei sardi», ma sulla faccenda era stato assai chiaro a maggio in un convegno organizzato dalla Fondazione Segni dall’eloquente titolo: «Area metropolitana a Cagliari. Uno schiaffo a Sassari?» «Penso che Sassari debba avere un’area metropolitana come Cagliari – aveva detto –. Non possiamo permetterci ambiguità».

Linea comune insomma, almeno nell’area vasta turritana, e vertenza ciclicamente quanto timidamente rilanciata in questi mesi di “cucina” della riforma. Con i nodi che, a un passo dal voto in aula, stanno venendo infine al pettine: l’assessore che ha sbattuto seccamente la porta in faccia a l’ipotesi di modificare, e i consiglieri regionali del territorio che, sotto pressione crescente, fanno presagire un finale tutt’altro che scontato dopo l’approdo in aula della riforma. Anche perché molto sembra legato alla partita Enti Locali, con un complessivo ridisegno delle competenze che passa dalla rete ospedaliera e arriva a soprintendenza, autorità portuale, corte d’appello. In un risiko in cui il Nord dell’Isola sembra sempre più avviato alla sconfitta.

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