La parabola politica di un leader pragmatico
Finisce un’epoca: sono possibili un’apertura a sinistra e la ripresa del dialogo con gli indipendentisti
di PIERO MANNIRONI
Un addio che rappresenta la fine di un ciclo politico. Ma, per il Psd'Az, l'abbandono di Giacomo Sanna è anche qualcosa di più: è la fine di un'epoca, la conclusione di una stagione difficile e complicata che, in un partito da sempre tormentato e attraversato da drammatiche crisi e conflitti interni, ha portato anche a scissioni e dolorosi abbandoni. In una lettera lucida e appassionata al partito, Giacomo Sanna rivendica la sua correttezza e la sua lealtà verso il Psd’Az, manifestatesi negli ultimi anni in una linea politica che prevedeva come valore irrinunciabile l'autonomia dei Quattro Mori.
Con l'affievolirsi del “vento sardista” degli anni Ottanta - risultante di un'alchimia di contingenze politiche, leadership carismatica e radicalizzazione di un diffuso sentimento autonomista - il Psd'Az ha dovuto affrontare il cambiamento generale della politica. In un rimescolamento di sigle e di ideali e nell'affermarsi di un sistema bipolare, sono infatti saltati alcuni punti di riferimento fondamentali nella costruzione delle alleanze e sono aumentati i rischi di essere fagocitati in quelle aree culturali che createsi all'interno di un nuovo sistema di coalizioni.
Sanna non lo dice nella sua lettera, ma è indubbio che i risultati deludenti del “cartello indipendentista” con Sardigna Natzione alle politiche del 2001 e alle regionali del 2004 abbiano segnato un cambiamento intimo all'interno del Psd'Az. Un po' il fallimento di un'operazione che aveva l'ambizione di raccogliere in un unico soggetto elettorale le molte anime della galassia autonomista e indipendentista per il rilancio di un’area culturale trasversale ai partiti. All'interno del Psd’Az in quegli anni cresce la consapevolezza che si deve imporre un'impostazione strategica meno ideale e più pragmatica. La conferma arrivata con la declinazione del sardismo moderno e innovativo proposto da Renato Soru e dal suo “Progetto Sardegna”. Il patron di Tiscali scende in campo con il dichiarato obiettivo di occupare la vasta area culturale sardista e ricondurla nell'alveo del centrosinistra. Giacomo Sanna, che capeggiava nel febbraio del 2004 il polo indipendentista “Sardigna Libera”, non viene eletto. Di più: si trova a dover affrontare il malumore crescente all'interno del partito che vive la frustrazione degli insuccessi elettorali e che non vede di buon occhio l'alleanza con la Lega Nord alle politiche del 2006.
Probabilmente quelli sono stati gli anni più difficili del Psd'Az, anche se si registra l'ingresso nei “Quattro mori” dell'intellettuale di estrazione cattolica Paolo Maninchedda e del suo movimento Sardegna&Libertà, dopo il divorzio traumatico dello stesso Maninchedda da Soru.
Ma la parabola politica di Giacomo Sanna entra nella sua fase più discussa e difficile alle Regionali del 2009. Sì, perché il leader sassarese traghetta il partito a destra, stringendo un'alleanza con lo schieramento guidato da Ugo Cappellacci. Oggi come ieri Sanna motiva la scelta sulla base di un pragmatismo che gli imponeva la difesa dell'autonomia del partito. Scrive nella sua lettera di addio: «Non senza conseguenze interne abbiamo scelto una sconfitta dolorosa ma calcolata, piuttosto che perdere vincendo con un presidente che voleva impossessarsi della casa sardista».
E le conseguenze immediate sono la fuoriuscita dal partito della componente di sinistra che fonda il movimento dei Rossomori e accusa Sanna di aver portato il Psd'Az nell'orbita berlusconiana. Ma, sul piano della concretezza politica la scelta del presidente sardista paga: 4,3% dei voti e, soprattutto, un ritorno nel governo regionale dopo molti anni di assenza.
Il passo indietro di Giacomo Sanna apre ora nel Psd’Az una fase di riconoscimento di identità e di scelte strategiche. Ci sarà, per esempio, un riposizionamento del partito e un ritorno al centrosinistra? Ma soprattutto si riaprirà il dialogo con il complesso mondo indipendentista e autonomista che cerca una sintesi per un progetto comune? Sono i nodi di questo congresso. Ma il Psd’Az dovrà trovare subito una leadership forte e autorevole. Come in fondo è stata, tra luci e ombre, quella di Giacomo Sanna.
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