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vertice del pd a Cagliari

I Dem gelano la rivolta: «Testo non modificabile»

di Umberto Aime

CAGLIARI. Va bene tutto, ma il Consiglio regionale non può trasformarsi in un’arena e non «dobbiamo neanche prestare il fianco alle provocazioni del centrodestra». Quando entrerà in aula, la riforma...

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CAGLIARI. Va bene tutto, ma il Consiglio regionale non può trasformarsi in un’arena e non «dobbiamo neanche prestare il fianco alle provocazioni del centrodestra». Quando entrerà in aula, la riforma sugli enti locali, sarà fra due settimane, il Pd non vuole fare la figura dell’Armata Brancaleone.

Serrare le fila. È il primo suggerimento che ieri ha tenuto banco nella riunione del gruppo consiliare del partito di maggioranza relativa. «Discutiamo ma non spacchiamoci fra sudisti e nordisti», è stato il secondo messaggio nel passaparola in un vertice, raccontano, dai toni accesi ma senza che nessuno abbia rovesciato il tavolo, o si sia lanciato in scomuniche. Meglio trattare fra di noi e non farsi prendere la mano dalle pressioni in arrivo dal Nord Sardegna e dalla Gallura su città metropolitane e Province allargate. E così sarà.

Conclave. All’inizio della prossima settimana i consiglieri regionali del Pd hanno ottenuto un incontro – dovrebbe essere quello decisivo – con il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e l’assessore agli Enti locali Cristiano Erriu. «Sarà quella l’occasione – dicono nei corridoi – per chiarire davvero cosa ancora può essere cambiato della terza bozza del disegno di legge da un mese sul tavolo della commissione Autonomia del Consiglio. A dirla tutta: le correzioni ammesse dovrebbero essere poche o nulle.

Blindata o no? Nei giorni scorsi, la Giunta è stata chiara e perentoria: «Il testo della riforma è pronto da un anno e la città metropolitana sarà una sola, quella di Cagliari. Sul resto sottoscriviamo l’impegno di assegnare alle future Unioni metropolitane (Sassari e Olbia) gli stessi poteri dell’Area vasta di Cagliari e anche le giuste compensazioni finanziarie per sostenere lo sviluppo». È evidente che la Giunta sembra disponibile a trattare su poteri e finanziamenti, non sul resto. Ma allo stesso tempo il Pd sa bene che la forza dirompente dei sindaci del Nord Sardegna, tra l’altro sostenuti in pubblico da diversi consiglieri regionali del territorio, potrebbe scatenare una faida politica dagli effetti impensabili.

L’allarme. Nessuno nel Partito Democratico vuole arrivare alla resa dei conti al momento del dibattito e ancora meno del voto. Dunque, il serrare le file è quasi un obbligo, anche se ieri i consiglieri regionali più focosi avrebbero minacciato ancora le dimissioni in caso di «un no secco e su tutta la linea alle richieste del Nord Sardegna».

Il capogruppo. Le trappole da disinnescare sono diverse forse anche troppe e il peso del far da paciere sembra essere soprattutto sulle spalle del capogruppo. Pietro Cocco continua a gettare acqua sulla brace: «La riforma – ha scritto in una dichiarazione – e il riordino degli Enti locali è un’importantissima occasione che non possiamo lasciarsi sfuggire e il Consiglio regionale deve essere all’altezza della situazione». Però il percorso di avvicinamento al voto – dovrà essere entro fine novembre – sembra essere un campo minato per il Pd e gran parte della maggioranza. Ma «in aula – assicura Cocco – arriveremo compatti dopo aver ascoltato le ragioni di tutti con l’obiettivo finale di fare sintesi intorno al testo presentato dalla Giunta». Dunque, è da quella bozza – già bocciata dai sindaci del Nord – che «dobbiamo partire» o meglio ancora ripartire. Le contrapposizioni – a detta del gruppo Pd – «andrebbero evitate»: il centrodestra è in agguato e la Giunta non può essere sconfessata proprio sulla riforma. Vorrebbe dire: entrare nel tunnel di una crisi al buio.

Feudalesimo. Dopo aver denunciato che il centrosinistra «non vuole abolire le Province ma farle risorgere, moltiplicarle fino a gabbare i sardi», è Michele Cossa, consigliere regionale e coordinatore dei Riformatori, a scoperchiare un’altra pentola in ebollizione. È questa: «L’abolizione delle Province – scrive – non può essere neanche il pretesto per far risorgere antiche signorie, come quelle di Sassari sulla Gallura o di Nuoro sull’Ogliastra. È un brutto retropensiero e se qualcuno l’avesse, farebbe meglio a levarselo subito dalla testa».

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