La Nuova Sardegna

«A foras», l’isola scende in piazza No alle bombe e alle esercitazioni

di Stefano Ambu
«A foras», l’isola scende in piazza No alle bombe e alle esercitazioni

Corteo a Cagliari contro Trident Juncture e a favore della dismissione delle aree occupate dall’esercito Striscioni e slogan pacifisti, a manifestare anche l’assessore Erriu, il senatore Cotti e il sindaco Zedda

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CAGLIARI. A foras. Forse le parole più lette (sugli striscioni e sui cartelli) e urlate ieri mattina per le strade di Cagliari e sotto i portici del Consiglio regionale. Fuori: un invito rivolto a chi si prepara alla guerra con basi, poligoni ed esercitazioni. Ma i più ironici hanno tirato fuori una scritta ugualmente efficace: "H-sinu". Che non è il nome di una bomba sarda. Ma un simpatico suggerimento a stare, come dire, il più lontano possibile dalla Sardegna. Le maxi-prove della Nato nell'isola con la Trident Juncture 2015, a chi da anni combatte le servitù militari e chiede passi indietro e smantellamento, sono invece sembrate un passo avanti. Inevitabile la mobilitazione: oltre un migliaio di persone hanno voluto dire no nell’evento organizzato dalla Tavola della pace, che racchiude decine e decine di sigle, associazioni e sindacati. In marcia non solo loro, ma anche rappresentanti della politica sarda. Intanti ci si prepara al prossimo appuntamento: il 3, davanti al Poligono di Teulada. Ma ci sono i paletti della Questura: «La manifestazione non è autorizzata».

Chi c’era. In piazza a Cagliari c’è l'assessore regionale degli Enti locali Cristiano Erriu: «Sono un cittadino che partecipa a una marcia per la pace, contro la guerra, sono convinto che ci sia un eccesso di servitù. Bisogna riconvertire a usi sociali e collettivi con la gradualità del caso e con determinazione i territori». Tra i manifestanti anche il parlamentare del Movimento cinque stelle Roberto Cotti e il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Circa un migliaio i partecipanti. Rispettate le consegne: nessun incidente, nessun momento di tensione. Insomma, pace e a tratti anche un significativo silenzio per rispondere al rumore delle prove di guerra.

Il corteo. I manifestanti si sono radunati in piazza Garibaldi. Il corteo con striscioni e megafoni ha attraversato via Sonnino, viale Colombo, piazza Deffenu e infine una parte di via Roma sino a raggiungere la sede del Consiglio regionale. In prima fila lo striscione della Tavola della pace con l'immagine della Sardegna dipinta con i colori della pace e dell'arcobaleno. Poi cartelli e altri striscioni di tutte le organizzazioni che hanno voluto dire no. Molte bandiere, soprattutto con i Quattro Mori. Ma anche qualcuna della Palestina. Pacifisti, ambientalisti, indipendentisti. E poi tanta altra gente che ha voluto essere presente perché sentiva che era giusto farlo. Nel corteo anche i "genitori dei militari vittime dell'uranio impoverito". Durante il percorso, accanto ai cori contro la guerra e le esercitazioni, un gruppo di giovani studenti ha acceso un paio di fumogeni e qualcuno ha urlato slogan contro le forze di polizia, ma non si sono comunque registrati problemi.

«No armi e bombe». Raggiunto il Consiglio, sotto la pioggia, gli appartenenti alle associazioni che hanno aderito all'iniziativa hanno preso la parola facendo il punto sulla situazione delle servitù militari in Sardegna e ribadendo a chiare lettere il loro dissenso. Fra i primi a prendere la parola è stato don Ettore Cannavera, che, nel suo intervento, ha ricordato anche l'aereo carico di bombe partito pochi giorni fa dalla Sardegna. «Le bombe servono solo per uccidere – ha detto il sacerdote della comunità La Collina – se non manifestiamo siamo complici delle morti che provocano». Ha poi sollecitato i politici regionali a uscire fuori dal Palazzo ed a partecipare alla manifestazione: «Dovete venire fuori a manifestare altrimenti sarete complici di quanto sta accadendo e sarete giudicati quando chiederete il voto. Noi non ci stiamo».

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