Le ceramiche incontrano la medicina
A Nuoro una mostra di Marco Silecchia ispirata alla fisiologia del corpo umano
NUORO. Ancora una volta Nuoro ospiterà le opere di Marco Silecchia, uno dei ceramisti e pittori più versatili nel panorama sardo, la mostra si intitola “Il corpo e la ceramica: la vita nella ceramica” (inaugurata il 31 ottobre e fino al 10 novembre, alla galleria Ziranu in Corso Garibaldi 39). Questa volta l'artista sassarese ha attinto a una nuova fonte: lo studio di una parte del corpo, le ossa, al quale si è dedicato dopo lunghe conversazioni con uno studioso di medicina specializzato in traumatologia e chirurgia. Da tanti scambi, dalle passioni comuni tra il dottor Pierpaolo Mura e l'artista sassarese è nato il progetto di creare dieci opere. Una materia come il fango, polvere della vita e della morte, ha così assunto forme sconosciute, e Marco Silecchia ha tradotto la conoscenze del medico plasmando i tre elementi alla base del suo lavoro, unendo alle argille il soffio dell'aria, l'acqua, il fuoco. Il risultato sono dieci pezzi particolarmente originali e di grande effetto.
La base è sempre un'anfora, contenitore metafora del corpo umano, meglio ancora di quello della donna con tutti i significati di custode della vita. Anfore bianche ed eleganti che dal collo diramano vasi che nutrono le ossa, dove scorre la linfa e si formano placche e piccole pericolose sclerosi segno dell'invecchiamento. Nemmeno queste sono state tralasciate dal ceramista.
Le opere, proprio per la loro delicatezza, hanno richiesto una lunga cura non solo nel momento in cui sono state plasmate, ma anche e forse soprattutto nei tre passaggi di cottura nei forni quando è stato fissato il colore.
Il risultato sono smalti bellissimi che virano dal verde al porpora e trasmettono il senso della vita che scorre e l'energia e l'intensità con cui matura la creatività dell'artista che non potrà non essere colta dai visitatori anche in un grande dipinto: un giovane Cristo crocifisso avvolto dai blu e dai viola della tragedia e del lutto. Un'opera nata in una notte recente, la notte in cui è mancato il padre dell 'artista, il suo maestro, il grande Giuseppe Silecchia.
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