Botte alle figlie che indossavano i jeans: chiesti 28 mesi
CAGLIARI. Schiaffi, punizioni, pesanti rimproveri alle tre figlie perchè indossavano jeans, vestivano troppo all’occidentale e non si comportavano da buone musulmane osservanti, un obbligo da...
CAGLIARI. Schiaffi, punizioni, pesanti rimproveri alle tre figlie perchè indossavano jeans, vestivano troppo all’occidentale e non si comportavano da buone musulmane osservanti, un obbligo da rispettare anche se la famiglia viveva ormai da molti anni a Pula. Per il pm Claudia Mazza le accuse di maltrattamenti rivolte a un padre tunisino di 55 anni sono ampiamente provate: sono state le tre ragazze ventenni a raccontare al giudice Francesco Alterio come venivano trattate - i fatti risalgono agli anni 2009-2011 - e quanto il genitore rendesse loro la vita difficile. Soltanto la madre ha cercato di aiutare il marito parlando di normali rimproveri familiari, banali alterchi privi di conseguenze. La richiesta della Procura è pesante: imputato colpevole, due anni e quattro mesi di reclusione. Opposta la posizione del difensore: nessuna violenza, nessun episodio di maltrattamento, l’imputato dev’essere assolto da ogni accusa. La sentenza, salvo repliche, arriverà il 22 dicembre.
L’imputato si è sempre difeso negando che il rapporto burrascoso con le figlie, spesso costrette a rinchiudersi in casa per giorni e giorni, fosse legato a visioni religiose diverse. Sentito dal giudice il tunisino ha ammesso di aver dato qualche schiaffo alle tre giovani figlie - all’epoca dei fatti avevano venti, ventidue e ventiquattro anni - ma solo perché si assentavano di continuo da scuola, falsificavano la firma per le giustificazioni, non studiavano e non rispettavano gli orari delle uscite, rimediando profitti scadenti nello studio. Una tesi confermata in aula dalla moglie. Nelle conclusioni dell’accusa ha però prevalso la versione delle ragazze, che hanno raccontato fra l’altro di aver subìto una punizione solo per aver partecipato a un veglione di Capodanno. Non solo: il padre non accettava che le figlie facessero a meno di portare il velo e anche che avessero rapporti sentimentali con coetanei sardi. (m.l)
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