Il libro di Simona Zecchi, le prove di un omicidio di marca fascista
ROMA. Un’inchiesta che cambia le carte in tavola sull'omicidio. E le mostra. Nel libro di Simona Zecchi Pasolini, massacro di un poeta edito da Ponte alle Grazie (316 pagine, 16 euro) si dimostra...
ROMA. Un’inchiesta che cambia le carte in tavola sull'omicidio. E le mostra. Nel libro di Simona Zecchi Pasolini, massacro di un poeta edito da Ponte alle Grazie (316 pagine, 16 euro) si dimostra che sul corpo di Pasolini non era presente alcuna traccia di sperma. E quindi l'incontro tra «froci» non ci fu, ma una trappola e un massacro.Ma non si tratta dell'unica novità, anzi, altri e diversi sono gli elementi nuovi che emergono dal libro: oltre all'Alfa Gt del poeta a raggiungere la lingua di fango e sabbia a Ostia c'erano almeno altre tre macchine. La foto dell'Alfa Gt di proprietà di un uomo appartenente al clan dei Marsigliesi (scomparso nel nulla nel febbraio del 1976) che ha sormontato il poeta uccidendolo barbaramente viene per la prima volta mostrata al lettore in questo libro. L’inchiesta rivela, infatti, il possesso, da parte della famiglia dell’uomo, di un’Alfa Gt 2000. È questa la macchina che lascia tracce d’olio sul capo devastato di Pasolini e sulla sua canottiera.
Tanti erano i soggetti presenti quella sera: almeno tredici, come indica l’inchiesta. I feroci segni del pestaggio fascista, mai mostrati sinora, vengono mostrati ed analizzati. Tante e importanti poi le piste lasciate morire anche dalle ultime indagini che nel libro vengono sviluppate e illustrate nel dettaglio. Piste che conducono tutte a una trappola mossa da un espediente: il furto dei negativi originali del film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” che costringe Pasolini a presentarsi quella sera per salvare il suo lavoro. Per la prima volta inoltre l’inchiesta rivela la presenza di un’altra macchina in uso a Pino Pelosi (l'unico condannato ufficiale per l'omicidio). Una Fiat 850 blu, infatti, sparisce la notte dell'appuntamento alla stazione Termini per far posto all'altra macchina, stesso modello di colore bianco, la cui presenza depista gli inquirenti. Il ruolo centrale dell'organizzazione dell'estrema destra Ordine Nero emerge tra le vecchie carte dell'inchiesta giudiziaria e collega Catania a Roma come i luoghi di provenienza del commando che ha messo fine alla vita dell'intellettuale. Le piste sinora più accreditate come moventi del «massacro tribale» (il capitolo scomparso o mai pubblicato di Petrolio, «l'Appunto 21» e l'omicidio di Enrico Mattei) vengono definite monche dall'autrice. La giornalista ricostruisce degli eventi inediti precedenti e successivi alla morte del poeta che chiudono il cerchio sulla strategia messa in atto per eliminarlo definitivamente: le minacce telefoniche subite da Pasolini si intrecciano infatti a un sabotaggio compiuto nei pressi della sua abitazione e all'isolamento telefonico cui fu sottoposto. Il ruolo della «Sip parallela», attiva allora, viene indicato come ipotesi dall'autrice dopo aver raccolto tanti elementi che la possono corroborare.
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