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Ostia, un giglio bianco per ricordare il Corsaro

Ostia, un giglio bianco per ricordare il Corsaro

Ieri a Roma e a Casarsa l’avvio del programma di celebrazioni

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ROMA. Ieri all’alba Dario Franceschini è andato da solo all’idroscalo di Ostia, dove il 2 novembre di quarant’anni fa fu ucciso Pier Paolo Pasolini. Il ministro dei beni Culturali ha reso omaggio all’autore di “Ragazzi di vita” deponendo un giglio davanti alla scultura che ricorda lo scrittore. Franceschini ha girato un video con il suo smartphone, postandolo poi su Youtube con il titolo: «Un giglio per Pasolini. 2 novembre 2015». Nel video si vede l’ombra (il sole stava alle spalle) del ministro camminare su una strada, aprire un cancello, avvicinarsi alla scultura e poggiare con una mano il giglio per terra. Il tutto sulle note della canzone “A Pà” di Francesco De Gregori, dedicata a Pasolini. Uno dei versi recita: «E voglio vivere come i gigli nei campi / come gli uccelli del cielo campare / voglio vivere come i gigli nei campi/ e sopra i gigli dei campi volare/ a Pà / a Pà /». Franceschini ha anche postato il link al video sul suo profilo Twitter.

E anche Matteo Renzi ieri ha usato il web per ricordare Pasolini. Su Twitter il presidente del Consiglio ha citato un brano delle “Lettere luterane”: «Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante, sii allegro».

Pasolini è stato ricordato anche a Casarsa. Nel cimitero del piccolo paese friulano riposano le spoglie dello scrittore, nella tomba posta accanto a quella della madre, Susanna. Ieri mattina, oltre ai discorsi ufficiali c'è stato l’intervento dei bambini delle scuole primarie della cittadina che hanno letto alcuni dei versi delle poesie più note di Pasolini.

Ma sono tante le iniziative per il quarantennale della morte. Il Museo Criminologico di Roma espone per la prima volta i reperti raccolti sul luogo del delitto il 2 novembre del 1975. Reperti appartenenti all'intellettuale, ma anche a Giuseppe Pelosi, condannato per aver compiuto l'omicidio. La mostra è stata visitata in anteprima dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando: «Credo che l’allestimento renda, nella sua crudezza e brutalità, esattamente lo spaccato di un momento storico che ha segnato molto in negativo la vita civile e culturale del nostro paese». Per il guardasigilli questa è «una mostra di grande valore storico, oltre che criminologico. Restituisce il quadro di una situazione su cui molto si è discusso, ci si è divisi e si è indagato, una situazione che ci ha dato alcune verità processuali ma probabilmente non l'insieme del percorso che portò alla morte di Pasolini». «Credo – ha aggiunto – che l'impatto emotivo nel visitare questa mostra sia la conseguenza del filo spezzato che la morte di Pasolini ha rappresentato: l'interruzione di una grande azione civile e di un grande contributo culturale alla vita del nostro paese».

Gli oggetti, repertati durante le indagini sull'omicidio, sono conservati nel Museo Criminologico di Roma dal 1985, anno in cui furono consegnati dal Tribunale dei minorenni di Roma. «La scelta di non esporli in tutti questi anni – ha spiegato la curatrice della mostra, Assunta Borzacchiello – è stata dettata dalla volontà di rispettare la sfera privata dell'intellettuale». Tra gli oggetti esposti in occasione dell’anniversario, ha spiegato Borzachiello, ci sono i libri che Pasolini aveva in macchina, un premio della città di Nettuno, «e tanti oggetti di vita comune». In mostra anche un plantare e un maglione ritrovati nella macchina di Pasolini «e non ancora attribuiti», gli indumenti e l'anello di Pelosi.

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