La Nuova Sardegna

Ucciso dal fratello per un terreno conteso

di Kety Sanna
Ucciso dal fratello per un terreno conteso

Svolta nelle indagini sulla spietata esecuzione di Angelo Maria Piras In cella Nico Piras e la moglie Alice Flore, accusati di omicidio premeditato

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LULA. Una rottura insanabile, definitiva, fino al delitto. Ieri mattina il paese di Lula si è svegliato avvolto dall’ombra del peccato. Nico Francesco Piras, 34 anni, come Caino nel libro della Genesi, è stato arrestato con l’accusa di essere l’assassino del fratello Angelo Maria, ucciso a fucilate nelle campagne del paese il 25 gennaio scorso. Di concorso morale e materiale dovrà rispondere la moglie, Alice Flore, 32 anni, che avrebbe anche istigato il marito all’odio nei confronti del fratello maggiore – allevatore come il suo presunto killer – con il quale da tempo si erano creati forti dissapori. I carabinieri della compagnia di Bitti e i militari del reparto operativo e delle squadriglie del comando provinciale di Nuoro, hanno eseguito due misure di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Claudio Cozzella, su richiesta della procura, nei confronti della coppia indagata per concorso in omicidio premeditato. Per tutta la mattinata il paese ai piedi del Montalbo è stato messo sottosopra: decine le perquisizioni di abitazioni e ovili, con i militari impegnati nella ricerca dell’arma del delitto, un fucile calibro 12 che non è stato ritrovato. Niente arma ma movente chiaro, dicono gli investigatori: Nico Francesco Piras avrebbe ucciso il fratello Angelo Maria per pesanti contrasti nella gestione del patrimonio di famiglia: un terreno lasciato dal padre Pietro, ucciso a fucilate 29 anni fa.

Le indagini. Il capitano della Compagnia di Bitti, Gianluca Solla, ha illustrato l’attività investigativa che ha portato «ad assicurare alla giustizia i presunti autori dell’efferato delitto». Era la mattina del 25 gennaio quando Angelo Maria Piras venne trovato privo di vita nelle campagne in località Ughele. L’allevatore era stato raggiunto dai pallettoni al braccio, alle gambe e infine giustiziato con un colpo di grazia al volto. Sul luogo del delitto erano stati trovati 4 bossoli calibro 12. L’indagine si è basata principalmente su intercettazioni telefoniche ed ambientali ma anche sui riscontri ottenuti sentendo numerose persone. Le perquisizioni (14) eseguite ieri alla ricerca dell’arma del delitto, hanno riguardato case e ovili appartenenti a persone vicine alla coppia.

Gli arresti. In nove mesi di indagine i carabinieri sono riusciti a mettere insieme elementi significativi e a ricostruire il movente che avrebbe spinto Nico Francesco Piras, con la complicità della moglie Alice, a uccidere il fratello. Un odio profondo, attecchito e cresciuto intorno a un terreno di 160 ettari in località Nurai, a qualche chilometro dal centro abitato. Ad Angelo Maria non piaceva come il patrimonio era stato gestito dal fratello in sua assenza, quando, per un periodo era stato rinchiuso in carcere. I dissidi erano frequenti. «La mattina del 24 gennaio – ha aggiunto il capitano di Bitti – giorno prima dell’omicidio, tra i due fratelli era scoppiato un violento litigio alla fine del quale la vittima aveva colpito Nico con delle pietre, provocandogli ferite profonde alla testa. Angelo Maria ha proseguito il militare – accusava il fratello più giovane di aver fatto “la spia” ai carabinieri sulla presenza di una pistola in un terreno di famiglia. Per quell’arma, Angelo Maria fu condannato a tre anni e 8 mesi di carcere».

Il ruolo della cognata. In tutta questa vicenda la figura di Alice Flore, moglie di Nico e cognata di Angelo Maria, sembra essere stato determinante. «Aveva avuto un ruolo attivo sia nella preparazione che durante e dopo il delitto», ha detto il capitano Solla. «Alice Flore in più occasioni aveva incitato il marito a fare fuori il fratello». Le intercettazioni sono state determinanti: Nico Piras era tenuto sotto stretto controllo per altri fatti. «Ascoltando e analizzando i suoi spostamenti si è arrivati a stabilire la sua presunta responsabilità».

Esistenze travagliate. I due fratelli, Angelo Maria e Nico Piras, avevano avuto diversi problemi con la giustizia. L’uccisione del padre aveva senza dubbio segnato profondamente la loro esistenza. Quattro mesi prima di essere uscciso il maggiore aveva finito di scontare la condanna a tre anni per la detenzione illegale della pistola. Ma a segnare la sua vita era stata soprattutto la storia legata all'assalto alla camionetta dei carabinieri di Lula, avvenuto il 23 gennaio del 2003. Per quell'episodio Angelo Maria, assolto in primo grado, venne poi condannato in Appello a 14 anni. Era in attesa del pronunciamento della Cassazione. Poi altri due episodi che videro coinvolto anche il fratello minore. Il primo nel maggio del 2010, quando Angelo Maria si presentò al pronto soccorso dell'ospedale di Nuoro mostrando una coscia sanguinante. L’allevatore disse di essersi ferito da solo. Ma poco dopo i carabinieri accertarono che a sparare era stato proprio Nico che poi patteggiò una pena a tre anni. Il secondo episodio nell’ottobre del 2012, la vicenda della pistola. Angelo Maria scontò 3 anni e 8 mesi. Sospettò che dietro quella storia ci fosse un tranello teso dal fratello. Una storia familiare tormentatissima che ruota intorno al terreno di Nurai. Un terreno alle falde del Montalbo, vicino alla chiesetta del Miracolo dove i due fratelli non avevano bestiame. Entrambi lavoravano alla giornata, aiutando altri allevatori del paese. Lo stesso Angelo Maria era stato ucciso nelle campagne di proprietà dei parenti della moglie. Nel terreno del padre, a Nurai, per un certo periodo i due fratelli mandarono avanti un’attività di agriturismo che ebbe però vita breve. I malumori e i veleni tra di loro, infatti, avevano portato alla chiusura quasi immediata dell'attività.

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