L’evasione fiscale sulla vendita
Conclusa l’inchiesta che vede coinvolto il presidente del Consorzio Renzo Persico
TEMPIO. Gli otto amministratori della Colony Sardegna Sarl che firmarono la cessione della Costa Smeralda al Fondo Sovrano del Qatar devono rispondere di violazioni alle leggi tributarie, evasione fiscale e omessa denuncia dei redditi realizzati nell’isola. Il conto che Domenico Fiordalisi presenta a Jonathan Howard Grunzweig, 52 anni di Cleverland (Ohio, Usa), David James Monahan, 60 anni, nativo della Pennsylvania ma residente nelle isole Hawai (Usa), e del loro socio lussemburghese Claude Baer, 62 anni, è di quelli da togliere il fiato. L’evasione di 132 milioni di euro per la vendita, nel 2012, del pacchetto azionario della Costa Smeralda, che fruttò alla Colony Capital Sarl qualcosa come 680 milioni di euro. Per quella vendita non fu pagata, stando all’inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica di Tempio e condotta dall’Agenzia delle Entrate di Sassari e dal nucleo di polizia tributaria del gruppo provinciale della guardia di finanza di Sassari, neppure un euro di tasse. Né in Italia tantomeno in Lussemburgo, dove avvenne la transazione internazionale attraverso società “esterovestite” per aggirare le norme fiscali italiane ed europee.
L’indagine ha portato al sequestro per equivalente, sino alla concorrenza di 132 milioni di euro, dei beni degli otto indagati tra i quali figura il presidente del Consorzio Costa Smeralda Renzo Persico, accusato con i coindagati Philippe Lemglet, (Francia) Frederick Thomas Harrison ( California) Fernandes Das Neves Pedro Emanuel Gouveia, un nobiluomo portoghese di 44 anni, e di Enrico De Cecco, 57 anni di Roma, tutti membri del consiglio di amministrazione della Colony Capital s.a.r.l. (società lussemburghese, la capofila della holding Costa Smeralda), società che non avrebbe mai pagato una lira di tasse in Italia a partire dal 2008. Accumulando un contenzioso con il fisco italiano che supera il mezzo milione di euro, una sciocchezza se paragonata al colpo finale per le casse dell’erario messo a segno con la cessione del pacchetto azionario al fondo sovrano del Qatar. Il quale pretese, per evitare grane con il fisco italiano, che la compravendita avvenisse all’estero. Stando agli accertamenti della finanza il conto finale per lo sceicco Al Thani fu di circa 680 milioni di euro, somme che transitarono in parte anche in istituti bancari italiani. Anche per gli 8 indagati l’inchiesta si è conclusa, mentre il sequestro preventivo sui loro beni resta inalterato. (g.p.c.)
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