La Nuova Sardegna

«Grazie alla ricerca ho sconfitto il cancro»

All’Università di Cagliari la testimonianza di pazienti guariti nelle giornate organizzate dall’Airc

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CAGLIARI. La prova vivente di quanto la ricerca sia importante è seduta al tavolo dei relatori. Si chiama Eleonora Guzzi, ha 25 anni. Alla platea, tantissimi studenti con lo sguardo attento, racconta la sua storia di ragazzina curata per un tumore. Ora sta bene, Eleonora sfodera coraggio ed entusiasmo. Perché, dice «sono davvero grata di avere beneficiato dei risultati di anni e anni di studio di migliaia di ricercatori». Capaci, spiega «di porsi e raggiungere l’obiettivo di portare in tempi rapidi risultati ai pazienti». Eleonora è guarita grazie alla ricerca e ai ricercatori. Per questo è diventata una testimoniale dell’Airc, e nell’anno delle 50 candeline dell’associazione, promuove l’importanza di donare per finanziare la battaglia contro il cancro. Eleonora ha ospitato alla conferenza all’Università di Cagliari, inserita nelle giornate nazionali della ricerca. Nella cittadella universitaria di Monserrato c’era anche il ricercatore Amedeo Columbano. «Oggi viviamo tempi eccitanti, in cui la conoscenza scientifica che emerge dalla ricerca ci ha spinto anni luce più avanti rispetto a solo 20 anni fa – ha detto Columbano – . La sfida al cancro lanciata dai ricercatori di tutto il mondo e gli sforzi tesi a svelare la complessità di quell'insieme di malattie che chiamiamo complessivamente cancro, ha consentito, da un lato, di identificare, tramite l'analisi dell'intero genoma, la lunga lista di quei geni aberranti che determinano la crescita eccessiva e deregolata delle nostre cellule e, dall'altro, di identificare per ogni paziente i geni alterati in quel particolare cancro. Concetti emersi dalla ricerca di base hanno consentito di "costruire" farmaci altamente specifici in grado di "spegnere" il gene aberrante o inibire geni indispensabili per la sopravvivenza delle cellule tumorali, ma non di quelle normali».

Della figura del ricercatore ha parlato Marilena Iorio, della fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori. «Nell'immaginario comune, è talvolta quella di un personaggio un po' particolare, di uno scienziato matto che gioca con provette, cellule, e molecole. O comunque, quella di uno studioso il cui lavoro è bel lontano dall'applicazione clinica, e quindi da una concreta utilità per il paziente. In realtà, il ricercatore è proprio colui che, cercando di dare delle risposte a quesiti ancora irrisolti nell'ambito della medicina, e nella fattispecie dell'oncologia, fornisce le basi sperimentali per l'identificazione di nuovi bersagli terapeutici, o di nuovi biomarcatori». Che aiuta, cioè, a combattere le malattie e spesso a vincere le battaglie.

Per questo, ha sottolineato Daniela De Angelis Danieli, presidente del Comitato Airc Sardegna, non possono essere lasciati soli.

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