Pigliaru: «La Sardegna chiede pari opportunità»
Il governatore denuncia il peso del sistema sanitario per le regioni autonome «Costi in aumento ma per noi nessun aiuto è previsto in Finanziaria»
CAGLIARI. Pari opportunità con le Regioni a Statuto ordinario. Come capo delegazione delle Cinque Speciali, Francesco Pigliaru è stato fra i protagonisti del confronto a Palazzo Chigi con il premier Matteo Renzi sulla Legge di stabilità e sui tagli imposti alla sanità. Non è stato facile per il governatore non restare schiacciato dalle istanze forti presentate da Sergio Chiamparino, presidente dalla Conferenza delle Regioni, che alla vigilia sembrava pronto a guidare la rivolta contro Roma. Alla fine però Pigliaru è riuscito a ritagliarsi uno spazio in prima fila sia durante il conclave con Renzi, al tavolo erano presenti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti e il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin, poi nella conferenza stampa in cui sono svaniti invece i toni duri del giorno prima. Perché – almeno così pare – un accordo di massima è stato raggiunto.
Il caso sanità. C’è una differenza fra Regioni e Regioni. A pagare il bilancio della sanità alle Ordinarie è lo Stato, mentre le Speciali hanno tutto il peso sulle loro spalle. È il caso della Sardegna, che dall’accordo sulle entrate fra Prodi e Soru, nel 2006, deve far fronte all’intero costo del sistema sanitario. È un costo enorme: tre miliardi e 200 milioni, la metà del bilancio regionale. Dunque, almeno stando alle conclusioni del vertice, il Governo aiuterà quelle Ordinarie a rientrare nei tagli previsti dalla Legge di Stabilità, ma chi aiuterà le Speciali?
La domanda. In conferenza stampa, Pigliaru ha ricordato che in tutte le Regioni i costi sono lievitati per due motivi. Il primo: sono aumentati i tetti dei livelli essenziali di assistenza e, allo stesso tempo, è cresciuta anche la spesa per l’acquisto dei cosiddetti farmaci innovativi. Ma a fronte delle maggiori uscite – ha continuato il governatore – «finora non sostati previsti aiuti finanziaria straordinari per le Regioni a Statuto speciale». Anzi c’è stato di peggio: nella Finanziaria nazionale dell’anno scorso «a ciascuna è stato imposto un contributo significativo per abbattere il debito pubblico». Si sa che fino al 2018, ad esempio, la Sardegna dovrà lasciare nelle casse del Governo oltre 90 milioni, cioè soldi che lo Stato non trasferirà alla Regione e li terrà per coprire almeno in parte il disavanzo nazionale. In sostanza, come ripetuto altre volte, Pigliaru ha detto: «Abbiamo già dato e non potete chiederci di più». E in effetti nella Legge di stabilità non è previsto nessun altro contributo extra da parte delle Regioni Speciali. Ma nel frattempo, come detto, le spese sanitarie aumentano di anno in anno, mentre continuano a diminuire le compartecipazioni o entrate da parte dello Stato a causa della crisi. Insomma: è proprio il classico «serpente che si mangia la coda».
L’autocritica. Pigliaru ha comunque detto che «è indispensabile ridurre gli sprechi nella sanità, ma devono essere comunque garantiti standard alti nei servizi offerti ai cittadini». È però compito delle Regioni – ha aggiunto – allinearsi ai costi proposti dal Governo: «È quella la strada per raggiungere il massimo della trasparenza e la miglior efficienza possibile anche nelle regioni del Sud».
La proposta. Il presidente Pigliaru ha detto di aver chiesto al Governo «pari opportunità» fra le Regioni. Quali saranno lo si scoprirà col proseguo della trattativa sulla Finanziaria nazionale. Oggi la Conferenza delle Regione è stata convocata di nuovo da Sergio Chiamparino, ma ora il clima sembra essere più sereno. Lo ha sottolineato anche il governatore: «Siamo nella fase del dialogo e bisogna essere ottimisti».
La frecciata. Come sempre al presidente è arrivata dal suo predecessore. Su Facebook Ugo Cappellacci (Forza Italia) ha scritto: «Prima Renzi gli ha rifilato un accordo in cui ripete le solite promesse e annuncia sempre gli stessi soldi. Ma alla fine e come sempre il Governo ha fregato Pigliaru e lui è pure contento».
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