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Regione, pagata dal Pdl con 14mila euro ma non ricorda perché

Regione, pagata dal Pdl con 14mila euro ma non ricorda perché

Fondi ai gruppi regionali utilizzati per scopi privati, la curiosa testimonianza di una parente di Carlo Sanjust al processo contro Mario Diana

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CAGLIARI. Carlo Sanjust, l’ex consigliere regionale condannato a tre anni in abbreviato per l’ormai celebre vicenda del banchetto nuziale pagato coi soldi pubblici, aveva dato una mano anche alla cugina della moglie, che nel 2009 cercava un lavoro da studentessa universitaria. Alessandra Gasbarri, chiamata a testimoniare dall’accusa al giudizio immediato per l’ex presidente del gruppo Pdl Mario Diana - imputato di peculato aggravato per aver speso illegalmente 220 mila euro tratti dai fondi destinati all’attività del suo gruppo politico tra marzo 2009 e maggio 2012 - ha confermato davanti al tribunale di aver lavorato per qualche mese all’anno su incarico del gruppo Pdl tra il 2009 e il 2011, ma pur incalzata dalle domande del pm Marco Cocco e dall’ammonimento del presidente Claudio Gatti («lei si sta esponendo a un’accusa di falsa testimonianza») non è riuscita a ricordare che cosa abbia fatto realmente per meritarsi complessivamente 14 mila euro netti. Un’amnesia totale, che ha suscitato la sorpresa del pubblico ministero e del tribunale. La sola certezza emersa nel corso dell’esame in udienza è che a raccomandarla era stato Sanjust («gli ho chiesto di mettere una buona parola..») e che a conferirle formalmente l’incarico sarebbe stato a suo dire un funzionario del gruppo, che interrogato dalla polizia giudiziaria ha però riferito di non averla mai vista. Ora Alessandra Gasbarri lavora ad Abbanoa nel settore incassi e non ricorda più nulla di quell’incarico, ha rimosso la vicenda e ha spiegato di aver parlato il meno possibile in famiglia dei guai giudiziari di Carlo Sanjust: «Ricordo solo una ricerca sulla caccia - ha detto dopo il richiamo del tribunale e quelli del pm - ma no... facciamo che non mi ricordo nulla». Caustica la replica del pm Cocco: «Faccia un po’ come vuole lei».

In apertura d’udienza il tribunale ha sentito la testimonianza dei fratelli Fausto e Fabrizio Paoletti, che a novembre del 2010 vendettero due orologi Rolex al gruppo Pdl per seimila euro. I due commercianti non sono stati inn grado di riferire al pm Cocco chi abbia ritirato gli orologi, un Date da donna con cinturino rosa (valore 800 euro) e un Day Date da uomo in acciaio (4600 euro). I 600 euro di differenza sono il ricavo dei commercianti. La certezza, documentata negli atti del procedimento penale, è che si trattava di orologi usati, che la ditta Paoletti aveva acquistato da un fornitore e successivamente girato al Pdl. L’altra certezza è che i Rolex sono stati pagati con fondi del gruppo Pdl, come le costosissime penne Montblanc e i libri storici preziosi che Diana aveva acquistato per lasciarli in eredità ai figli.

Il dibattimento andrà avanti il 27 gennaio quando saranno sentiti Carlo Sanjust, Onorio Petrini, Riccardo Cogoni e Sisinnio Piras. (m.l)

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