Uccise il padre: condannato a 16 anni
La confessione: «Mi trattava come un bastardo». Il giudice ha riconosciuto a Roberto Meloni il parziale vizio di mente
CAGLIARI. È stato un omicidio volontario, ma quando Roberto Meloni uccise con tre colpi di pistola il padre Ercole era parzialmente incapace di intendere e di volere. Il conto della sentenza, emessa ieri dal giudice Lucia Perra dopo il giudizio abbreviato, fa sedici anni e quattro mesi, un anno in meno di quanto aveva chiesto il pm Rita Cariello. Un successo parziale per il difensore Antonello Garau, che dopo l’immediata confessione dell’imputato ha potuto lavorare soltanto sul rapporto aggravanti-attenuanti. La vicenda, dai contenuti drammatici, risale al 9 ottobre di due anni fa, quando Roberto Meloni - che aveva 48 anni - entra nella ricevitoria per scommesse sportive Bet 1128 di via Anglona e spara tre colpi di 7.65 contro il padre settantaquattrenne, che gestiva da anni l’attività dopo aver lasciato il lavoro di macellaio. Per i carabinieri non fu difficile identificare l’assassino: precedenti per armi clandestine, precedenti per minacce e reati contro il patrimonio, un medaglione con la svastica al collo, il figlio Roberto manifestava da sempre un rancore represso a fatica nei confronti del padre. Gli rimproverava di trattarlo con indifferenza e di considerarlo un figlio di serie B rispetto al fratello Simone. Il che non impediva a Roberto di andare a trovare il padre, di tanto in tanto.
Come quella sera, quando è comparso all’ingresso della ricevitoria all’orario della chiusura, attorno alle 20.40. Non era solo: con lui due amici che quando è cominciata la lite tra lui e il padre hanno preferito uscire dal locale e allontanarsi. Più tardi i due hanno riferito l’accaduto ai carabinieri e il quadro dell’indagine è apparso chiaro. A trovare il corpo di Ercole Meloni disteso sul pavimento della ricevitoria è stato l’altro figlio Simone, nato dal secondo matrimonio: aveva pensato di andare a vedere com’è che il padre, alle 21.30, non era ancora rincasato. Quando i militari hanno arrestato Roberto nella notte e il fratello se l’è trovato di fronte, in caserma, gli ha affibbiato un calcio nel braccio. Un gesto di rabbia e insieme di dolore.
Il resto è la confessione, il breve colloquio con la madre («Mamma, non piangere, c'è un bastardo di meno sulla terra») e le giustificazioni deliranti all’interrogatorio dei carabinieri: «Mi trattava come un bastardo».
Ercole Meloni aveva 25 anni quando conobbe Maria Niside Porceddu, figlia appena diciassettenne di un conosciuto falegname di Pirri con bottega in piazza Italia. Nacque Roberto, arrivarono le nozze riparatrici, il matrimonio durò tre anni. Alla separazione seguì il divorzio, ognuno dei due si risposò ed ebbe altri figli. E i rapporti tra Ercole e Roberto furono sempre tesi. (m.l)
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