La Nuova Sardegna

Grazia Deledda a colori Un’immagine rivisitata

Sassari, Giusy Calia presenta per il forum FAScinA il suo corto in animazione

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SASSARI. Prosegue nell’aula Eleonora d’Arborea dell’università centrale il forum “FAScinA 2015”, organizzato da un team internazionale di studiose di cinema e audiovisivi e dedicato al tema “L’imperfezione nel cinema delle donne. Spazi imprevisti di libertà femminile”.

Giunto alla quarta edizione il forum è curato da Lucia Cardone, docente di Storia del Cinema dell’università di Sassari, Daniela Aronica (università di Barcellona), Cristina Jandelli (università di Firenze) e Chiara Tognolotti (Sarah Lawrence College, Firenze). L’iniziativa è stata arricchita ieri sera da alcuni eventi speciali.

Ad aprire è stato un corto di Marilisa Piga dal titolo “Urban bike messengers in Cagliari” presentato da Nevina Satta (Fondazione Sardegna Film Commission). Grande interesse da parte del pubblico per la proiezione del film muto “Cenere” (F. Mari, 1916), nella versione restaurata dalla Cineteca sarda, tratto dall’omonima opera di Deledda e interpretato da Eleonora Duse e girato nel 1916.

Particolarmente originale la sessione “Deledda reloaded” che ha presentato la prima assoluta di “Per Grazia ricevuta” un video realizzato in anteprima per il forum da Giusy Calia e dedicato a Grazia Deledda. Lavoro breve quanto significativo il video di Calia ha a che fare con l’imperfezione e con le bellezze nascoste o tacitate dalle immagini canoniche. L’idea nasce attorno all'iconografia di Grazia Deledda.

«Le fotografie più note della grande scrittrice risultano piuttosto rigide, cupe, ombrose, –dice Giusy Calia– nessuna bellezza traspare nè esterna nè interiore. La profondità dell'anima dell'autrice, l'intelligenza dello sguardo non emergono dai ritratti. L'immagine dell'autrice risulta dunque in contrasto con la sua scrittura brillante, con il talento riconosciuto dal premio più ambito per uno scrittore. Deledda vinse il Nobel per la letteratura in un periodo storico in cui le donne erano ancora estromesse dal mondo culturale. Per di più era una donna sarda, barbaricina, appartenente dunque ad una realtà sociale particolarmente periferica e ancora più lontana all'epoca da un’idea di diritti e libertà al femminile. La mia sensazione è che le foto che tutti conosciamo di Deledda servano a rimetterla al suo posto, negarne l’audacia, puniscano la sfrontatezza di quella ragazza nuorese che aveva osato diventare scrittrice e, andando contro ogni convenzione, conquistare un successo internazionale straordinario. Quei tratti tetri e ombrosi segnano una punizione, inflitta immagine dopo immagine, per aver superato i limiti, per aver oltrepassato i confini dell’agire consentito alle donne».

Nel video di Calia una delle foto più note dell’autrice viene lavorata in stop motion: Deledda appare all'interno di una grande Luna cambia sfumature e colori, indossa un casco da astronauta inserita in un linguaggio fumettistico dai colori vivaci subisce ogni genere di interferenza grafica. «Son partita dall’osservazione della foto – prosegue Calia – basta guardarla diversamente, più a fondo e si scoprono molti elementi inaspettati».

Partendo dall'imperfezione austera di quelle immagini l'artista imprime loro il movimento del pensiero e delle parole, le dinamizza attraverso la poesia del suo sguardo. Il video-collage ironico e affettuoso si inserisce nel più recente percorso di ricerca artistica di Calia, quello dedicato alle poetesse, tra cui Alda Merini, ai giochi di immagini che si fanno parola, suono, gesto. “Per Grazia ricevuta” rappresenta la grazia della scrittrice e la cura sapiente di un’altra artista che insieme, svelano bellezze riposte e finora misconosciute. Al collage di immagini fa da sfondo un tappeto sonoro in cui il ticchettio di una macchina da scrivere è intervallato da alcuni stralci del discorso fatto dalla scrittrice alla consegna del Nobel. «L’ironia di Deledda –prosegue Calia – non emerge dalle sue foto ufficiali, dai discorsi pubblici ma traspare da alcuni suoi carteggi, dal racconto di chi l'ha conosciuta e soprattutto dalle sue opere». A proposito di imperfezioni e di autori che hanno sfidato la società e superato i limiti Calia ci dice la sua in merito alla polemica emersa in questi giorni dopo l’attacco di Gabriele Muccino sul suo profilo Facebook a Pasolini che definisce «un regista di cinema amatoriale» sostenendo che «Il cinema Pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l'anticinema in senso estetico e di racconto». Muccino sommerso da critiche pesantissime ha chiuso ora il suo profilo. «Anche io non sono d’accordo su quanto dice Muccino e non credo che l'applicazione meccanica di tecniche apprese sia la strada dell’arte.

La tecnica certo è importante ma lo è ancora di più la capacità di trasmettere emozioni, non importa se per farlo si stravolgono delle regole, anzi le opere più interessanti spesso nascono proprio da un cambio di percorso, il ritratto più bello è quello con una sbavatura, la foto più bella è quella fuori fuoco». Il forum proseguirà stamattina dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 19 con diversi panel tra cui “Narrarsi e riconoscersi imperfette. Le Scritture del sé”, a cura di Federica Villa dell’università di Pavia; “Donne imperfette. Women in media”, a cura di Mariagrazia Fanchi dell’università Cattolica di Milano. Ai panel seguirà la sessione “Ri-creare” con proiezione di audiovisivi legati alla tematica del riuso e della valorizzazione di materiali “imperfetti”.

Il forum si concluderà domani (dalle 9 alle 11) con l’intervento di Veronica Pravadelli dell’università di Roma III dal titolo “Scampoli, avanzi, scarti”.

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