La Nuova Sardegna

Danzando dopo l’Apocalisse

di Monica De Murtas

Al Teatro Civico di sassari “Sopra di me il diluvio”, coreografia di Enzo Cosimi

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SASSARI. L'Apocalisse si è già compiuta quando il pubblico entra in sala. Un rumore cupo, stridente accompagna gli spettatori ai loro posti mentre sul palco del Teatro Civico l'azione si dipana in una scena scarna avvolta da un fumo scuro. Così, senza inizio, lo spettacolo "Sopra di me il diluvio" del coreografo Enzo Cosimi accade nella vita di chi lo guarda. Entra senza preavviso, senza lasciare tempo al chiacchiericcio in sala, alle caramelle da scartare, accede alla quotidianità senza avvisare. Inserito all'interno della rassegna "Danza Sassari danza" di Luigi Doddo lo spettacolo lancia dal primo quadro un messaggio forte che parla ai sensi e li attraversa per condurre l'anima alla riflessione. In scena due vecchie poltrone tappezzate a fiori, una televisione accesa in assenza di segnale, oggetti di una tecnologia dismessa che appartiene ad un passato ormai cancellato per sempre.

Una sola figura umana occupa con energia fisica catalizzante la scena. Protagonista unica del "The day after" di Cosimi è Paola Lattanzi, sua danzatrice storica che anche in questa occasione buca la scena con una presenza ipnotica che trasmette energia ad ogni istante dello spettacolo. Il suo movimento è abitato da movenze androgine e camminate da passerella di alta moda. Incede su tacchi vertiginosi per poi brandire un'enorme tibia in coreografie tribali dal ritmo possente in cui il corpo umano mostra tutta la sua prodigiosa armonia.

Oltre i rumori ritmati momenti di silenzio assoluto in cui unico suono è il gemito della danzatrice e del suo corpo: macchina perfetta lanciata allo spasimo, illuminata nei particolari dalle luci fredde, corpo da ammirare nella tensione dei nervi, di ogni muscolo che dall’interno fa fremere il corpo. Capelli neri sciolti a coprire un viso dal trucco scuro, vestita di niente Lattanzi è l'umanità denudata di ogni ricchezza che combatte se stessa trasformando in armi le ossa del suo passato.

Con l'enorme tibia in mano la danzatrice colpisce per prendere, combatte e le poltrone degli antichi salotti diventano scudi dietro i quali difendersi dai suoi nemici.

L'animale si aggira per lo spazio scenico segnando il territorio, rimarcando in maniera tribale ciò che è proprio, brandendolo con la bocca da cui pendono strisce di stoffa rosso fuoco. Poi il ricordo dell'orrore, dell'Apocalisse parla attraverso lo schermo che svela immagini di genocidi e crudeltà feroci. Dopo "Welcome to my world" dedicato all'idea di una nuova Apocalisse, Cosimi si ispira ancora una volta al rapporto doloroso uomo-natura immergendo il suo racconto nelle atmosfere del paesaggio tribale africano.

La scrittura coreografica limpida e la potenza drammaturgica del lavoro di Cosimi sposano la sorprendente forza espressiva di Lattanzi portando in scena la danza rabbiosa, la guerra disperata e infinita che l'umanità combatte ogni giorno contro se stessa. Danza Sassari Danza proseguirà il 12 novembre con "Ein stuck fur Pina" omaggio a Pina Bausch portato in scena dalla compagnia sassarese Tersi-Kore.

L'ultimo appuntamento della rassegna è fissato per il 21 novembre con una prima nazionale, "We don’t speak to be understood" degli artisti belgi Pieter Ampe & Benjamin Verdonck.

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