Sanità, in Sardegna saranno tagliati 111 posti letto
Sarà presentato il piano di riordino. Si punta a ridurre la spesa che supera i 3 miliardi di euro. Nel progetto è previsto il taglio delle Asl e maggiore spazio alle strutture private come il Mater Olbia
CAGLIARI. Non più voci e indiscrezioni, domani la mappa sarà ufficiale. Ecco la prima anticipazione: dagli attuali 5.901 posti letto la Sardegna dovrà scalare fino a 5.790 entro il 2018. «Non sono tagli, ma una necessaria riorganizzazione», come da luglio, mese della delibera, insiste l’assessore alla Salute Luigi Arru. Dovrebbe servire a ridurre gli sprechi, azzerare i doppioni, aumentare la qualità ed evitare soprattutto che la sanità continui a divorare oltre la metà del bilancio della Regione. Il costo finale, si sa. è di 3 miliardi e 200, cresce di altri 200 milioni con il welfare, e ha sulle spalle un disavanzo dichiarato non lontano dal mezzo miliardo. Sono cifre spaventose, ma quando c’è di mezzo la sanità non possono essere cento i numeri a dettar legge. Ma l’efficienza sì.
L’appuntamento. Domani di prima mattina, nella sala congressi della Fiera, ogni distretto, ogni reparto saprà con esattezza come cambierà il suo «foglio di presenze» nei prossimi tre anni. A illustrare la mappa sarà il team dell’assessorato alla Salute, oltre all’assessore il direttore generale Giuseppe Sechi, con le conclusioni affidate al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, da sempre intransigente nel dire: «Dobbiamo alzare gli standard, ora sono bassi, e siamo allo stesso tempo obbligati a ridurre il costo della sanità».
L’avvio. Il primo passo pensato dalla Giunta è proprio quello della riorganizzazione dei posti letto con un risparmio stimato di 134 milioni. Il secondo sarà la rivoluzione della macchina burocratica, con molto meno Aziende sanitarie (saranno due, al massimo tre, più le due universitarie e il Brotzu) rispetto alle attuali undici. Anche se nel nuovo conto dovrà essere calcolata l’ormai annunciata da troppo tempo Azienda regionale per le emergenze-urgenze (prenderà il posto del 118), con il compito di gestire un servizio che la Sardegna invoca da tempo, quello dell’elisoccorso.
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La sintesi. Dal monitoraggio dell’assessorato è venuto fuori che troppi posti letto sono concentrati a Cagliari e Sassari, sono pochi nel Medio Campidano e in Gallura, che comunque andrà a recuperarne un centinaio con l’apertura della struttura privata Mater Olbia. Sono troppi anche i posti letto destinati al ricovero degli acuti, mentre sono al di sotto della media nazionale quelli riservati ai post-acuti. Sono queste le principali storture di un sistema ospedaliero pubblico e privato che la Sardegna non può «più permettersi – è stato detto dagli esperti – e oggi al di sotto anche degli standard (qualità e costi) previsti dalla Legge di stabilità». L’isola ha di sicuro le sue specificità – e infatti la mappa iniziale è stata corretta diverse volte dopo i vari confronti fra la Regione e i sindaci – ma «ormai il livello di guardia è stato superato».
Valore assoluto. Entro il 2018 la Sardegna perderà 111 posti letto (da 5.901 a 5.790), con una percentuale negativa del 1,9 per cento rispetto all’attuale offerta. Il maggiore contributo nella riorganizzazione arriverà di sicuro dalla sanità pubblica: da 4.875 scenderà a 4.664, con un meno 221 posti. Crescerà invece quella privata: da 1.036 arriverà a 1.146 per effetto dell’ingresso nel sistema degli oltre 200 posti convenzionati del Mater Olbia, per cui il ministero ha concesso una deroga rispetto all’accordo Stato-Regioni sul contenimento dei costi.
La media. Finora la Sardegna è stata sempre molto vicina alla media nazionale dei posti letto ogni mille abitanti: 3,5 contro il 3,7 nelle altre regioni. Ma se ripartito per distretti si scopre che la realtà molto più critica. Cagliari ha una media del 4,64, Sassari del 3,9, cioè è alta la concentrazione nei due poli, mentre negli altri distretti i valori sono molto più bassi: 1,7 nel Medio Campidano, 2,2 in Gallura, 2,5 nel Sulcis, 2,7 a Nuoro, 3,1 in Ogliastra, 3,2 a Oristano. È per questo motivo che nelle stanze dell’assessorato preferiscono parlare di «ridistribuzione più che di riorganizzazione».
La rete. Il processo avverrà con la conferma delle due strutture di secondo livello, è il massimo, a Sassari (l’Azienda universitaria) e a Cagliari (il Brotzu)e i il contemporaneo rafforzamento della rete negli altri distretti. A partire da Nuoro, con una struttura di primo livello rinforzato, e gli ospedali territoriali o di comunità, che garantiranno sempre la prima assistenza e le cure post operatorie.
Acuti e non. Il riequilibrio sarà netto. Nella sanità pubblica i posti letto riservati agli acuti scenderanno da 4.718 a 4.102: 616 in meno. Il prezzo più alto sarà pagato dai reparti di medicina generale (-269), chirurgia generale (-231), ostetricia e ginecologia (-99), pediatria (-87), otorino (-41) e oculistica (-27). Nella sanità privata, la riduzione sarà più contenuta: i posti letto per acuti scaleranno da 809 a 697.
Di contro, negli ospedali e nelle case di cura, cresceranno i post-acuti: da 374 a 991, con un salto in avanti del 165 per cento. Ancora più nel dettaglio aumenteranno di quasi quattro volte nel pubblico (da 147 a 542) e del doppio nel privato (da 227 a 449). In testa alla classifica dei promossi ci sono i reparti di riabilitazione (+241, compreso il Mater Olbia), lungodegenti (+91), neuroriabilitzione (+57). Il più in casella sarà anche per cardiologia (80), nefrologia (34), ematologia (24) e oncologia (15).
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