La Nuova Sardegna

Addio ad André Glucksmann, il filosofo dei diritti dell’uomo

di Tullio Giannotti

Il pensatore francese si è spento ieri a 78 anni dopo una lunga malattia Esponente dei “nouveaux philosophes”, contro i soprusi oltre le ideologie

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PARIGI. «Portava in sé tutti i drammi del XX secolo»: il presidente Francois Hollande ha ricordato così André Glucksmann, l’uomo, il “nouveau philosophe”, il pensatore che si è fatto carico del dolore, delle colpe e delle disgrazie dell’umanità intera. Quando c’era un sopruso, un’ipocrisia o un comportamento pilatesco, c’era lui ad ergersi a paladino delle vittime. Che fossero i “boat-people” vietnamiti tanti anni fa, o gli ucraini di oggi. André Glucksmann aveva 78 anni, da tempo era malato ma l’ultima cosa alla quale aveva rinunciato era la lucidità. Lo piangono in tanti in Francia: «Ho perso il mio primo e miglior amico», ha scritto il figlio, Raphael. «Ci siamo incontrati nel Maggio 68 e non ci siamo più lasciati», sono state le parole di Daniel Cohn-Bendit.

Lo spirito della resistenza, la voglia di non arrendersi mai, che portò Glucksmann a infiltrarsi in Cecenia da clandestino, gli fu inculcato dalla madre, che riuscì a ribellarsi anche nel campo di concentramento dove l’avevano spedita i nazisti. Lui, di famiglia ebraica dell’Europa centro-orientale, padre morto all’inizio della guerra, visse come un bambino nascosto. Studiò e si laureò in filosofia, l’ambiente comunista nel quale cresce non gli impedisce di incrociare la strada di uno dei rari intellettuali di centrodestra dell’epoca, Raymond Aron, di cui diventa assistente alla Sorbona. Ma intanto arriva il Maggio 68, che in Francia precede di poco la nascita della corrente dei “nouveaux philosophes”, il gruppo che ruppe con il marxismo ortodosso dell’epoca. E fu proprio Glucksmann il ponte ideale fra la generazione dei Sartre, di Aron e di Foucault e Bernard-Henri Levy e gli altri della nuova filosofia. Glucksmann si immerge nello studio dei problemi geopolitici, dell’incognita nucleare, della filosofia della dissuasione.

Il suo primo libro, nel 1967, fu “Il discorso della guerra”. Si schiera con la rivoluzione maoista in Cina ma dopo qualche anno, nel 1975, opera la più spettacolare delle rotture con il marxismo militante pubblicando “La cuoca e il mangia-uomini: sui rapporti tra Stato, marxismo e campi di concentramento”, un pamphlet che fu venduto in decine di migliaia di copie. Furono gli anni della notorietà, acquisita anche con alcune famose “invasioni” di studi televisivi dove c’erano trasmissioni in diretta. Tutto serviva a diffondere il pensiero dei nouveaux philosophes in rottura con quello del comunismo reale. Il capolavoro diplomatico di Glucksmann fu quello di riunire Sartre e Aron all’Eliseo per chiedere Giscard d’Estaing un intervento in favore dei rifugiati in fuga dal Vietnam comunista.

Negli anni Novanta “Glucks”, con la dissoluzione della Jugoslavia, si schiera al fianco dell’intervento contro la Serbia. La gauche fa sempre più fatica a riconoscere il suo profeta, le cui posizioni – centrale quella sul «dovere di intervento in nome dei diritti umani» in opposizione al pacifismo – sposano talvolta quelle degli Stati Uniti.E il nemico numero uno degli ultimi anni del filosofo, stanco ma mai domo, diventò Vladimir Putin. Fu proprio l'amicizia con il capo del Cremlino che lo allontanò da Nicolas Sarkozy, il presidente di destra del quale – all’inizio del mandato – fu un estimatore.

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