Bankitalia: l’economia sarda si muove
Segnali di una piccola crescita nel 2015 di occupazione, produzione ed export. Restano i gap infrastrutturali e l’incertezza
MACOMER. Il quadro generale è caratterizzato da un’elevata incertezza, ma l’economia della Sardegna ha continuato a dare segnali di miglioramento anche nella prima metà del 2015 dopo quelli osservati nell’ultima parte dell’anno precedente. Questo, in sintesi, il profilo del sistema economico sardo che emerge dal rapporto semestrale sull’economia della Sardegna elaborato dalla Banca d’Italia e presentato ieri mattina a Macomer nel corso di un incontro al quale hanno partecipato imprenditori, amministratori locali e operatori economici. Secondo il rapporto, le prospettive a breve termine appaiono moderatamente favorevoli nonostante l’incertezza. In poche parole, secondo il rapporto della Banca d’Italia le condizioni dell’economia regionale stanno lentamente migliorando, valutazione che il direttore della sede di Cagliari di Bankitalia, Luigi Bettoni, ha confermato con una serie di dati sull’occupazione, la produzione e l’export, tutti in positivo, ma che non è condivisa dal presidente di Confindustria della Sardegna centrale, Roberto Bornioli, il quale ha detto che nell’isola non si può ancora parlare di ripresa e che nella Sardegna centrale il quadro è ancora più grave e i rischi di un peggioramento permangono forti. Il dato più interessante riguarda l’occupazione. Nel primo semestre di quest’anno è crescita del 2,5%, con un aumento dei contratti a tempo indeterminato del 4,1%. Come ha poi spiegato Roberto Cabiddu dell’ufficio analisi e ricerca economica territoriale Banca d’Italia di Cagliari, in Sardegna la disoccupazione rimane però su livelli elevati rispetto ai dati nazionali e i giovani, soprattutto i laureati e quelli che hanno acquisito una specializzazione spendibile sul mercato del lavoro, continuano a emigrare. Confermando la crescita occupazionale, il rapporto spiega che il mercato del lavoro conferma la dinamica in atto dalla seconda metà del 2014. «L’offerta di lavoro – si legge – è risultata in espansione, soprattutto per la componente femminile. Il tasso di disoccupazione si è ridotto, rimanendo tuttavia su livelli elevati nel confronto nazionale. Il miglioramento in corso non ha inciso sulle condizioni occupazionali dei giovani, ancora in deterioramento». Aprendo il convegno Luigi Bettoni ha spiegato che gli investimenti sono ripresi solo per grosse imprese come la Saras, grazie alla quale le esportazioni sono cresciute del 7,1%. Sono in crescita anche le esportazioni dei prodotti agroalimentari, ma i prodotti petroliferi raffinati rappresentato i quattro quinti dell’export sardo e in assoluto registrano una crescita dell’8,9%. Dell’andamento del credito ha parlato Giovanni Soggia dell’ufficio ricerche Bankitalia il quale ha spiegato che la contrazione dei finanziamenti si è attenuata, è cresciuta la domanda di imprese e famiglie e a giugno si è registrato un aumento dell’erogazione di nuovi mutui per acquisto di abitazioni e sono aumentati i depositi dei privati. Ha smorzato gli entusiasmi Roberto Bornioli il quale ha detto che «l’economia sarda segna il passo a causa soprattutto di forti ritardi infrastrutturali, di una rete di trasporti poco competitiva, dell’assenza del metano e di una burocrazia soffocante» per concludere che nella Sardegna centrale e nelle zone interne che si spopolano gli scenari non sono rassicuranti.
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