Attacco a Parigi, un sassarese: «Sono fuggito dallo stadio e mi sono trovato nel caos». La paura di 4 olbiesi
Il racconto di Antonio Giagu, 26 anni, uno degli ultimi a scappare prima che lo Stade de France venisse chiuso
PARIGI. Tantissimi i sardi che vivono a Parigi. E numerosi anche quelli che ieri sera, quando i terroristi islamici hanno lanciato l'attacco, erano nella capitale francese per vacanza o per lavoro. Ma pochissimi, secondo le informazione raccolte dalla Nuova, si sono trovati in prossimità dei luoghi delle esplosioni e delle sparatorie.
Il sassarese nel caos. Uno di loro è Antonio Giagu, 26 anni, di Sassari. Vive a Parigi da tre anni dove lavora come giornalista per alcune testate web. La sua passione da sempre. Insieme al calcio. E anche ieri sera, giovedì 12, si trovava allo Stade de France per assistere al match tra Francia e Germania.
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«All'inizio non mi sono accorto di nulla - racconta il giovane sassarese -. Ho sentito due boati, ma abbiamo pensato a qualche petardo scoppiato all'esterno dello stadio. Tra l'altro all'interno dello Stade de France non prendono i telefoni e non avevamo idea di quello che stesse accadendo fuori. Solo venti minuti prima della fine ci siamo resi conto che era successo qualcosa di grosso: la gente scappava via. Allora anche noi abbiamo deciso di lasciare lo stadio. Siamo tra gli ultimi a uscire prima che lo chiudessero».
Una volta fuori dallo Stade de France Giagu e i suoi amici si sono ritrovati immersi nel caos più totale.
«Era il delirio, le gente era nel panico. Anche perché la polizia non aveva il controllo della situazione. Da lì ci siamo dovuti spostare verso Les Halles - dallo stadio per andare verso casa non avevo alternativa - dove nel frattempo era scoppiata una sparatoria in un centro commerciale. Io ero giù nella stazione della metro e sentivamo spari, urla. A un certo punto una donna si è messa a gridare: sono qui, vengono ad ammazzarci tutti. Per fortuna è arrivata la metro e sono riuscito ad arrivare a casa».
I quattro olbiesi in vacanza. Lo hanno scritto su Facebook, per tranquillizzare amici e parenti: «Ciao a tutti, siamo sani e salvi. Siamo chiusi in albergo e al sicuro. Non usciamo, non faremo gli eroi».
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Quattro ragazzi olbiesi, i fratelli Adriano ed Emilio Deiana, Matteo Canu e Pietro Buleddu, si trovavano per le strade di Parigi quando la capitale francese si è trasformata in un inferno di piombo e sangue.
«Stavamo tornando in albergo, avevamo cenato in un ristorante davanti al Louvre – spiega Emilio Deiana, 24 anni -. Abbiamo saputo dell’accaduto poco prima di rientrare. Quindi siamo corsi e non siamo più usciti. L’ultimo giorno di vacanza lo passiamo così, meglio non rischiare».
I quattro, arrivati a Parigi soltanto mercoledì, dovrebbero tornare in Sardegna domani, domenica 15, in aereo. Hanno anche contattato l’ambasciata italiana per sapere come comportarsi.
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