Landini: «Il Sud non va dimenticato»
Il segretario della Fiom oggi al battesimo nell’isola della sua «Coalizione sociale»
CAGLIARI. Maurizio Landini non sfugge a quello che può sembrare persino un doppio ruolo. È da tempo il battagliero segretario del sindacato Fiom, quello dei metalmeccanici, ed è anche l’ acceso capopopolo di un movimento, «Coalizione sociale», che proprio oggi fa il suo esordio anche in Sardegna. Perché mai dovrebbe essere in conflitto? Da un palco e dall’altro ha puntato, ieri davanti ai delegati, e punterà, stamane quando avrà a che fare con i simpatizzanti, su un solo bersaglio: Matteo Renzi. Non ha mai incertezze, Landini, nel dire che «il presidente del Consiglio continua dimenticarsi del Mezzogiorno e infatti nella Legge di stabilità non c’è ancora traccia di quel Patto per lo sviluppo del Sud che aveva annunciato». Ha acceso i riflettori anche sulla Sardegna: «È bloccata e paga l’assoluta mancanza di politiche industriali da parte del Governo. Il caso più eclatante è quello dell’energia. Renzi finora non ha fatto nulla per abbattere il costo della bolletta, non ci sono neanche investimenti e sono queste ragioni ad aver scatenato una crisi pazzesca che non è finita nonostante gli annunci del presidente del Consiglio: tre milioni di disoccupati e altri due ormai hanno rinunciato a cercare lavoro». Il 21 novembre ci sarà una manifestazione a Roma proprio contro la Legge di stabilità: «Dobbiamo fermarla». Anche quando oggi vestirà i panni più politici della sua «Coalizione sociale» il registro non cambierà. «Non ce ne frega niente – ha detto – di fondare un partito, sono troppi quelli che ci sono. Abbiamo voluto la nascita del movimento, per uscire oltre che dalla crisi economica da quella in cui è sprofondata la democrazia». Secondo Landini: «Oggi dobbiamo ribellarci al vuoto che c’è nella rappresentanza. La colpa è ancora di Renzi – sono state le sue parole – che ha stretto un patto con i poteri forti, per poi decidere tutto senza il consenso dei cittadini». È l’effetto schiacciasassi di cui il premier si fa forte. «E siccome il Parlamento non si muove e sempre più spesso è ricattato con il voto di fiducia, proveremo la strada del referendum». Lo vuole subito sul Jobs Act: «Abbiamo proposto una consultazione all’interno del sindacato per decidere come contrastare l’arroganza del pensiero unico. Ma vogliamo i referendum anche su altri argomenti ed è per questo, la voglia di aggregazione e di dibattito, che abbiamo dato vita a Coalizione sociale, per cambiare le troppe leggi sbagliate imposte da questa pessima stagione politica». Anche all’assemblea della Fiom il segretario ha affondato i colpi: «Siamo di fronte a un Governo che continua a cancellare i diritti senza neanche chiedere alla gente cosa pensa e poi vorrei sapere con chi Renzi ha condiviso questo programma, non certo con gli elettori: lui non è un premier eletto». Fra gli altri effetti collaterali c’è anche il tentativo di dividere i lavoratori: «Dobbiamo ridare forza, con i dibattiti sui progetti, al collante della solidarietà. Dobbiamo ricostruire un’unità fra le forze sociali. Vogliamo rimettere assieme il precario con chi ha uno stipendio fisso. Perché l’attuale separazione e contrapposizione, voluta ancora da Renzi non ha prodotto lavoro, ma peggiorato la condizione di tutti, al punto che oggi siamo tutti più poveri. È arrivato il momento di dire basta e per questo chiediamo alle persone di buone volontà: dateci una mano ricostruire il senso comune del sociale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google