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Suicidio di un tredicenne in Gallura: il paese è sotto choc

Un'auto dei carabinieri in un'immagine d'archivio
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Un'auto dei carabinieri in un'immagine d'archivio

Secondo i carabinieri non ci sono dubbi: il ragazzo si è tolto la vita impiccandosi con una corda, nessuna responsabilità di terzi. La famiglia e gli amici non vogliono crederci: «Forse era solo un gesto di protesta e poi è scivolato»

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OLBIA. Suicidio senza responsabilità di terzi, per gli investigatori. Forse un gioco finito in tragedia, per i familiari e gli amici. L'unica dolorosa, straziante certezza è che un bambino di 13 anni, di un paese della Gallura, è morto avant'ieri sera, giovedì 12, nel giardino di casa sua, «impiccandosi con una corda» riferiscono gli inquirenti. A fare la scoperta è stata la mamma.

Tutti senza parole. Non ci sono parole, non possono averne i genitori, i parenti, i compagni di scuola, gli insegnanti. E “non ci sono parole” sono infatti la parole più usate da chi lo conosceva da quando la sua morte ha squarciato una famiglia, un'intera comunità, e ha scosso il mondo virtuale, con migliaia e migliaia di persone che leggendo la notizia su internet non sapevano, non potevano, non volevano scrivere altro che “Rip”, “riposa in pace”.

Il dolore indicibile. Che cosa si può dire, umanamente, se non questo? “Il silenzio è d’oro” ha postato una ragazza su Facebook, una delle poche a voler dire qualcosa che, poi, è un invito al rispetto di un dramma senza una spiegazione. Perché - come ricorda uno psichiatra italiano, Eugenio Borgna - «non è possibile sondare il mistero del resto insondabile del suicidio».

Un gesto estremo. Perché di suicidio si tratta per i carabinieri e la Procura di Tempio. Anche l'autopsia fatta ieri - «un atto dovuto, ma è stato solo un esame esterno del cadavere» spiegano gli investigatori - farebbe pensare che sia andata così, che il tredicenne l'abbia voluta fare finita. «Stiamo indagando ad ampio raggio» si limitano a dire i militari. Anche su una lettera scritta a un amico qualche giorno fa. Ma chi lo conosceva bene non vuole crederci, dice che lui forse voleva solo fare un gesto dimostrativo, mettere un po' di paura ai suoi, niente di più. E che su quell'albero, scalzo com'era, forse è scivolato senza volerlo, uccidendosi con la corda. Tante domande ancora senza risposta, e che forse non ne avranno mai. Perché quel gesto resterà insondabile.

La giornata. Il tredicenne ha passato l’intera giornata a scuola, poi, intorno alle 17, è tornato a casa. Poche ore dopo si è ucciso. La notizia ha scioccato tutti. A cominciare dai suoi compagni di classe. «Era vivace, sì, come lo siamo tutti, ma niente che potesse far pensare minimamente a una cosa così tragica» dicono.

Il preside. Il dirigente scolastico delle medie che il bambino frequentava (era in seconda) è addolorato. Spiega che c’era un continuo dialogo con il tredicenne da parte sua e degli insegnanti per via di alcuni comportamenti sanzionati con provvedimenti disciplinari. Ma tutto nella norma. Succede spesso, nelle scuole.

«Avant'ieri mattina è stata una giornata come tante. La sua insegnante gli ha messo una nota perché non voleva fare un compito al computer - spiega il dirigente scolastico -. Ha urlato un po', poi si è calmato. Di pomeriggio ha anche sostenuto, con la stessa insegnante, un'interrogazione ed è andato bene. Era un ragazzo intelligente. Io ci ho parlato una ventina di giorni fa. Aveva dimostrato di capire che a volte esagerava, e comunque chiedeva scusa sempre. Quando ha lasciato la scuola, è venuto a prenderlo il padre e sembrava tutto tranquillo» conclude il preside.

I compagni. Le note che ha preso quest'anno sono state otto, dice il dirigente scolastico. Anzi, diciassette, come hanno verificato i suoi compagni di classe, da insegnanti diversi. «Diciassette sul registro - dicevano i compagni -. Ne abbiamo preso tutti, di note. E lui certo non si faceva impressionare da una nota in più. Questo non c’entra nulla».

Nessun caso limite. La responsabile dei servizi sociali del suo Comune spiega che «non c'è nessun fascicolo su di lui». La Asl di Olbia, sentita per capire se lo avesse avuto in cura, sostiene che «sulla vicenda, essendo coinvolto un minore», non c'è nulla da dire.

I suoi amici, i suoi parenti si sono stretti attorno alla famiglia in un momento terribile; hanno cercato di trovare parole di conforto. Nessuno poteva prevedere una cosa così, nessuno ha colpe, è quello che dicono tutti. Che è ciò che sostiene anche la Procura.

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