Alla battaglia dell’energia la Regione contro Terna
L’assessore Maninchedda: con queste scelte l’isola rischia il black out E attacca anche l’Enel che blocca 25 milioni di metri cubi nella diga del Taloro
SASSARI. La battaglia per l’energia non si spegne. Al centro dello scontro quotidiano c’è la scelta di cancellare il regime di essenzialità per le centrali sarde. Un atto contestato dalla politica. In prima fila la Regione che chiede al governo rassicurazioni. Ma sullo sfondo c’è la guerra che viene portata avanti da tempo per alleviare uno dei gap storici dell’isola, il costo dell’energia. L’assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda, in prima linea in questa battaglia, contesta un’altra scelta di Terna. Ma nello stesso tempo dice in modo chiaro che la Regione non accetterà più una scelta energetica calata dall’alto che mette in ginocchio l’isola e rischia di condannarla a una sorta di medioevo dell’oscurità.
«Lo studio tecnico che ha portato Terna a negare l’essenzialità agli impianti sardi si fonda su una scommessa – scrive Maninchedda –. Terna rischia e afferma che il sistema elettrico della Sardegna è in equilibrio grazie all’entrata in funzione del cavo Sapei, il cavo che ci lega alla rete italiana. Questa certezza deve essere dimostrata, perché non basta presupporre che in condizioni ottimali il sistema funzionerebbe. Si deve dimostrare che, in caso di anomalia del cavo, il sistema sardo non precipiterebbe in un black out». Manichedda contesta la validità del sistema. E contrappone uno studio della Regione che dimostra il contrario. «Terna boccia l’essenzialità – continua –, ma non mostra come si comporterebbe il sistema elettrico sardo in un giorno d’estate in occasione di un picco di consumo, nel senso che non mostra come coprirebbe la domanda senza gli impianti essenziali. Lo studio consegnato alla Regione rivela l’estrema vulnerabilità del sistema e dimostra che la fine dell’essenzialità non ha un fondamento tecnico, ma politico. Lo Stato italiano, che non ha la capacità di portare il gas in Sardegna, costringe la Sardegna a comprare l’energia là dove lo Stato ha garantito il gas. Terna pubblichi le sue carte, se ne ha. Ma avverto Terna di un piccolo dettaglio: non immagini di usare come fattore equilibrante la centrale Enel del Taloro, perché anche questa, pur dichiarata in altri documenti strategica quasi fosse un sito militare, non è più in regime di essenzialità e quindi adesso noi, Regione, ci riprendiamo subito i 25 milioni di metri cubi d’acqua che dovevamo conservare per la centrale. Questo lo dico anche a Enel, la quale, nelle more del contenzioso giudiziario sulle dighe, ha inviato alla Regione un parere legale offensivo e al limite del ridicolo, con il quale chiede alla Regione di riunire il Consiglio regionale per formulare un’interpretazione autentica delle proprie norme, riduttiva dei diritti della Regione. Io faccio politica da dieci anni e non ho mai incontrato un’impudenza più manifesta di questa che, di conseguenza, ha prodotto la rottura dei rapporti con Enel e la determinazione a procedere duramente con i giudizi dinanzi al tribunale delle acque. Intanto, ci riprendiamo l’acqua del Taloro». (l.roj)
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